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GELATI INULINA! E torna la voglia di stare in cucina!

Ghiaccioli Pera e Zenzero

In rete ho trovato un video di una nota nutrizionista che col suo tutorial sui ghiaccioli cremosi con inulina, mi ha aperto un mondo.
L’inulina è anche un ottimo prebiotico intestinale, oltre ad avere altri vantaggi interessanti per la salute!

Sono una curiosa di natura e – complice il caldo torrido di questo periodo – dopo un po’ di ricerche e approfondimenti ho deciso di mettere a frutto la mia esperienza e con l’aiuto dell’IA sono arrivata alla ricetta illustrata sotto.

Ho acquistato l’inulina a catena lunga sul sito di Sapore Puro, utilizzandone inizialmente dosi limitate per abituare l’organismo (3-5 grammi giornalieri all’inizio, per arrivare al massimo ai 15-20 grammi).

Ho dovuto inoltre imparare a conoscere questa tipologia di inulina perché – anche se a me piace più di altre versioni – ha bisogno di qualche accortezza per sciogliersi bene nei preparati.

Dopo alcune prove di ghiaccioli fatti con succhi o mousse di frutta biologici coi quali ci si può sbizzarrire, questa volta ho pensato valesse la pena utilizzare frutta fresca, e ho deciso per la PERA (le pere contengono per lo più fruttosio e sorbitolo, glucidi che hanno minore impatto sulla glicemia rispetto a glucosio e saccarosio, più presenti, ad esempio, nelle mele).

Dosi per 5-6 ghiaccioli

  • 201,7 g pera Williams fresca matura
  • 102 g acqua
  • 33 g Ga.M. (il mio “Garden Mix”, con ratio 50 eritritolo/50 inulina c. lunga; poi 2 micropizzichini di sale, 0,06% e di stevia reb.98, 0,04%)
  • 22 g succo di limone
  • 2,3 g zenzero fresco (o meno, ove non se ne voglia percepire troppo il sapore)
  • 1,8 g neutro (ratio 9f.s.c./1guar)

Totale dopo lo sfrido, 330 g. di miscela totale.

Procedimento
1 – Ho mescolato insieme le polveri (Ga.M. e neutro) e le ho lasciate da parte.

2 – Ho tagliato la pera a cubettini (con la buccia, se molto matura, biologica e ben spazzolata) e adagiata nel succo del limone, ho aggiunto lo zenzero fresco grattugiato da congelato col grater della Microplane, e ho lasciato da parte questa frutta.

3 – Nel boccale del Bimby ho portato a 80°C l’acqua, ho aggiunto le polveri e ho frullato per 2 minuti mantenendo il calore (anche se l’inulina a catena lunga ha bisogno dei 65°C per sciogliersi al meglio e non si deteriora con le temperature più alte, il neutro ha bisogno almeno degli 80°C per lavorare bene).

4 – Una volta ben raffreddato il composto di acqua/polveri, ho aggiunto la frutta e frullato di nuovo.

5 – Ho trasferito il boccale in frigo per una maturazione di almeno 3 ore (il neutro ha bisogno di addensarsi per qualche ora).

6 – Passato il periodo ho frullato la miscela di nuovo, per pochi minuti, l’ho colata negli stampi e trasferito tutto nel congelatore.

Valori nutrizionali per 100 grammi:

  • Energia: 42 kcal
  • Carboidrati: 7,3 g
    • di cui zuccheri: 6,7 g
    • di cui polioli: 5,0 g
  • Fibre: 5,6 g
  • Proteine: 0,2 g
  • Grassi: 0,1 g
  • Sale: 0,02 g

Fonte iniziale: https://youtu.be/p1qnL4h8olg

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GELATI INULINA! E torna la voglia di stare in cucina!

Gelato Proteico con Albume-Vaniglia

Poco tempo fa ho scoperto una vaschetta di gelato della Naturelle, molto leggero, proteico e sorprendentemente buono, a base di albume, sia al gusto di vaniglia che di cioccolato.

Ho fatto un po’ di prove per farmelo homemade secondo le mie preferenze ed esigenze, evitando o sostituendo alcuni ingredienti.

Per adesso mi sono concentrata sul “vaniglia” che mi ha completamente soddisfatto e sotto – grazie alla mia esperienza, e con l’aiuto dell’IA – trovate la mia versione.

2 vasche da 760 g (Gelatiera Nemox Gelatissimo Exclusive)
755 g albume bio pastorizzato (3 confezioni)
188 g latte in polvere scremato delattosato
115 g di Ga.M. (mio mix, ratio 50 eritritolo bio a velo/50 inulina c. lunga di Sapore Puro, mescolati a 1 micro-pizzico di sale e 1 di stevia reb.98)
29 destrosio
6 neutro bio (ratio 9 fsc/1 guar)
410 acqua
emulsione con:
22,65 olio di cocco bio
semini di 1 bacca di vaniglia (oppure 7 g estratto alcolico vaniglia)
4 gocce o.e. limone bio

Procedimento

  • In una pentola alta e stretta (da almeno 2 litri) ho versato l’acqua e ho portato a 85°C.
  • Ho versato tutte le polveri che avevo mescolato insieme e, mantenendo il calore, ho frullato con minipimer per un paio di minuti.
  • Ho lasciato freddare in un bagnomaria freddo per circa un quarto d’ora, questa prima miscela, frullando ogni tanto.
  • Arrivata intorno ai 30°c ho aggiunto l’emulsione che avevo preparato con l’olio di cocco/semini di vaniglia/gocce di o.e. di limone, ho versato l’albume freddo e ho frullato nuovamente per un paio di minuti questa seconda miscela.
  • Ho coperto la pentola con pellicola e trasferito il tutto in frigo a maturare 4-12 ore.
  • Dopo la maturazione ho frullato di nuovo la miscela che andrà nella gelatiera già raffreddata, per 25-35 minuti.
  • Il gelato si conserva in freezer, ma dopo 7-10 giorni i cristalli di ghiaccio potrebbero aumentare.
  • Tirare fuori il gelato dal freezer 5-10 minuti prima di servire per una maggiore scioglievolezza.

Valori nutrizionali per 100 grammi di gelato

NutrienteQuantità
Energia94 kcal
Grassi1,9 g
di cui saturi1,5 g
Carboidrati disponibili8,2 g
di cui zuccheri5,8 g
Fibre4,1 g
Proteine12,3 g
Sale0,24

Questa volta l’ho guarnito così: … de-li-zio-so

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INULINA! E torna la voglia di stare in cucina! SALSE, sughi, condimenti, erbe

Cacio & Pepe con Cavolfiore

Grazie alla nutrizionista Chiara Manzi in questo periodo ho riscoperto l’inulina, esattamente quella a catena lunga (totalmente senza zuccheri), un ottimo prebiotico per il nostro secondo cervello … l’intestino.

Questa volta un primo piatto con una salsa iconica per noi romani: la Cacio & Pepe, ma col trucco … il cavolfiore.

Unito pari peso alla sua acqua di cottura e al pecorino, avremo uno sconto sostanziale su calorie e colesterolo, ma non sul gusto ***.
Provare per credere!

Ne preparo molta perché così ne ho sempre pronta nel congelatore per noi in famiglia o qualche ospite improvviso.

I miei ingredienti (per una decina di porzioni):
300 gr cavolfiore bianco (1/4 crudo e 3/4 cotto)
300 gr acqua di cottura del cavolfiore
300 gr Pecorino Romano D.O.P. grattugiato
25 gr inulina a catena lunga (di Sapore Puro)
½ cucchiaino raso di curcuma (facoltativo)
Pepe nero (in frullatura e/o al momento di servire)

Procedimento col Bimby:
Grattugio il pecorino con la curcuma e volendo il pepe (oppure ne aggiungo sul piatto finito) e metto via.


Lavo il cavolfiore e, riducendolo a rosette, ne cuocio a vapore tre quarti nel cestello rialzato, nella pentola a pressione.
Aggiungo 350 gr circa di acqua (ne evaporerà un po’ in cottura) e dal fischio imposto 4 minuti.
Un terzo di cavolfiore lo lascio ben lavato, ma crudo, e tagliato a pezzetti piccoli.
A questo punto inserisco nel boccale il cavolfiore crudo a pezzetti piccoli e quello caldissimo con 300 gr della sua acqua di cottura.
Con le lame in movimento, dal foro, verso l’inulina.
Per evitare grumi frullo a velocità 7 o più per 4 minuti (l’inulina a catena lunga, totalmente senza zuccheri, richiede un po’ di pazienza).
Aggiungo infine il pecorino e/o curcuma e/o pepe e frullo un altro paio di minuti.

Porziono in stampi di silicone da circa 100 gr l’uno, etichetto e congelo.

*** Se poi volessimo, potremmo condirci i nostri shirataki, risparmieremmo anche sui carboidrati, e il piatto diventa keto!

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MINESTRE, zuppe e vellutate

Ribollita Toscana

Uno dei simboli della Toscana a tavola!!
La marea di ingredienti che compone questo piatto ha come “verdura principe” il cavolo nero (detto anche cavolaccio), il migliore dei quali è quello delle prime gelate dell’inverno.

Altra caratteristica di questa zuppa è il profumo del timo (o pepolino come viene chiamato in Toscana).

Questa una mia versione, ispirata ad una delle ricette trovate in rete (Agrodolce).

Quindi ecco il passo-passo di come ho preparato questa ottima zuppa invernale per una decina di persone (meglio farne in più, visto che le contadine che la preparavano per la famiglia, la mangiavano e rimangiavano, e la ribollivano e ribollivano e ribollivano…).

Ingredienti
850 g cavolo nero (obbligatorio!!)
650 g cavolo verza liscio
350 g bieta
200 g patate***
250 g fagioli cannellini secchi (in ammollo dal giorno prima)
400 g polpa di pomodoro***
100 g pancetta o guanciale***
1 piattone misto di carota/sedano/cipolla
1 spicchio aglio
1 cucchiaio dado granulare bio
1 mazzetto di prezzemolo fresco
1 mazzetto di timo fresco (direi quasi obbligatorio!)
Poco peperoncino
Sale****
Pepe
Olio e.v.o. per la cottura e anche a filo, sul piatto finito.
Inoltre l’immancabile PANE RAFFERMO (possibilmente “sciocco”) a completamento del piatto finito*****


Procedimento
Il giorno prima ho messo in ammollo in acqua tiepida i cannellini con poco bicarbonato.
Il giorno dopo li ho lessati con qualche foglia di alloro salando alla fine, per non far indurire la buccia.
Quando i fagioli hanno raggiunto il grado di cottura, ne ho tolti un terzo, li ho passati nel passaverdure, e li ho riuniti agli altri, nella stessa pentola (se sono belli morbidi, a volte ometto questo passaggio).

Ho iniziato quindi col soffritto di guanciale, aglio, cipolla, sedano, carota e peperoncino.
Ho aggiunto le patate, il pomodoro e fatto insaporire un po’.
Ho aggiunto le erbe aromatiche (il timo, che è meglio legare per poter rimuovere i rametti legnosi a fine cottura, e il prezzemolo).

Ho versato tutte le verdure tagliate e lavate in precedenza (ho prima battuto il cavolo nero sul tavolo e poi ho tolto le nervature più coriacee).

Ho allungato con l’acqua ancora calda dei fagioli e aggiunto un cucchiaio di dado (se serve altra acqua, aggiungerla sempre calda)

Ho fatto cuocere un paio d’ore, ho aggiunto la purea di fagioli e fatto “legare” ancora un’ora aggiustando di sale.

La cosa migliore sarebbe comporre la ribollita (io la farei prima freddare un po’) alternando strati di pane raffermo e zuppa, far insaporire tutta la notte, e ribollire il giorno dopo per qualche minuto, quando tutto il pane avrà “rubato” il sapore delle verdure. Occorrerà stare attenti a non mescolare troppo per non far disfare completamente il pane, facendo comunque attenzione a non farlo attaccare al fondo della pentola!
Confesso che qualche volta, a fine cottura, ho messo solo un paio di fette di pane raffermo in ciascun piatto e l’abbiamo mangiata così.
Solitamente non ce la facciamo a non mangiarne un piattino il primo giorno, ma il giorno successivo la ribollita migliora, soprattutto se la si fa – appunto – bollire nuovamente, come spiegato sopra.
Prima di gustare il piatto aggiungo un filo d’olio extra vergine d’oliva e una spolverata di pepe (io quello verde).

Nota che
***se si ometteranno questi ingredienti
****se si ridurrà al minimo o si sostituirà il sale con dado granulare poco salato
*****se si utilizzerà pane raffermo sciocco integrale, e non “bianco”…
…si potrà gustare questa ricetta anche nell’ambito dell’alimentazione anti artrosi, secondo il libro di Marco Lanzetta “Vivere senza artrosi – ecco come” (sarà sempre ottima, anche se non sarà più una vera ribollita).

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PANE, pizze, pizzelle e dintorni

Pizza Pasqualina (o Fragone)

Per questa buonissima torta rustica ho preso spunto da una simpatica amica di forum (parliamo di Cookaround, nel 2008).

L’avevo persa nei meandri delle mie note, quindi la potrò fare per la Pasqua dell’anno prossimo, visto che quella di quest’anno è appena passata.
Potrebbe essere però un’idea per un pic-nic all’aperto, magari quello del prossimo 1° maggio, insieme a fave e pecorino 😉

Non usavo ancora la mia fantastica pasta madre, quindi questa ricetta l’ho preparata diminuendo il lievito di birra suggerito nella ricetta, aumentando pertanto i tempi di lievitazione (prima o poi la rifarò con pm).

Ingredienti
Impasto (con questo impasto ho ricavato due pizze medio piccole)
400 gr. acqua
8 g lievito di birra (1/4 di cubetto)
1 cucchiaino zucchero (o malto)
660 g farina 0
60 g pecorino grattugiato
60 g olio e.v.o.
Ripieno (per le due pizze):
200 g salame
300 gr. formaggio edamer
4 uova crude intere
3 uova crude battute (due per il ripieno da battere col pecorino + 1 per pennellare la superficie)
2 cucchiai di pecorino.

Ricordo che ho impastato tutto a mano (non avevo bimby, né impastatrice).
Potrebbe essere utile comunque il procedimento relativo all’impasto preparato nel bimby dalla mia amica, che riporto qui sotto.
Nel boccale: acqua, lievito, malto – 1 min. 37° vel.2
Aggiungere le farine, il pecorino e per ultimo l’olio – 30 sec. vel. 6 e poi 2 min. a spiga.
Si otterrà un impasto grezzo ma morbido.
Mettere a lievitare coperto per circa 4 ore, fino al raddoppio.
Per ciascuna pizza, dividere l’impasto e stenderelo in due dischi (uno leggermente più grande dell’altro).
Il più grande l’ho posizionato in una teglia ricoperta di cartaforno, facendo fuoriuscire i bordi di circa due cm.
Ho riempito con metà della dose generale di salame e formaggio a dadini.
Su tutti questi “dadini” saporiti ho adagiato due uova crude intere, facendo attenzione a non farle rompere. Sono state veramente di effetto al momento del taglio!
Ho terminato versando 1 uovo battuto misto a pecorino su tutto questo ripieno e ho coperto con l’altro disco di pasta.
Ho passato un pennello inumidito sui  bordi e ho sovrapposto i bordi esterni per farli aderire.
Ho tagliuzzato con la punta di una forbice la superficie per far uscire il vapore in cottura.
Ho pennellato con metà dell’uovo battuto destinato alla lucidatura della superficie.
Ho infornato a 180°C statico per circa 35-40 minuti (sono riuscita a disporre le due pizze su un unico piano quindi non ho ritenuto opportuno utilizzare la funzione ventilato).

Da una mia ricetta del marzo 2008

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DOLCI

Pralinato Nocciola

Destinato ai miei gelati alla nocciola: la prima volta (nel 2012) mi riuscì già buono.
Solo successivamente però divenne un Sig. Pralinato!

Ingredienti per 180 gr di pralinato (queste dosi sono sufficienti per due vaschette di gelato nella gelatiera, ma si possono aumentare di 10-20 gr sia le nocciole, che lo zucchero, e l’acqua di conseguenza.

  • 110 gr di nocciole tostate (l’ultima volta ho rifatto il pralinato con le Nocciole Bericocchi: ottimo anche con queste nocciole del Centro Italia) messe a scaldare un pochino prima di inserirle (ho pensato di non far avere traumi termici allo zucchero che stava sciogliendosi)
  • 110 g di zucchero grezzo di canna bio
  • 37 gr di acqua – 1/3 di acqua rispetto allo zucchero( ho preferito utilizzare la oligominerale piuttosto che quella clorata del rubinetto)

Ho messo in un pentolino diam. 16 cm sia lo zucchero che l’acqua.

Prima di accendere il fuoco al minimo ho mescolato per bene e poi non l’ho toccato piu’ fino a quando e’ diventato trasparente e ha raggiunto una ebollizione leggera.

Nel frattempo, in un altro pentolino, avevo messo le nocciole a fuoco bassissimo, solo per scaldarle.

Ho aggiunto poi le nocciole calde al composto che si era ormai sciolto, e ho cominciato a mescolare con un cucchiaio di legno, sempre col fuoco al minimo.

Man mano, dopo una prima momentanea ebollizione, lo zucchero si e’ rappreso intorno alle nocciole, diventando sabbioso/bianco.

Ho continuato ad aspettare, sempre mescolando, e ho alzato leggerissimamente la fiamma.

Stavo per perdere le speranze quando ho visto che alla base del pentolino si stava abbronzando e liquefacendo qualcosa…

Evvaiii! Ho continuato cosi’ fino a far assumere un bel colore …. nocciola carico, ma facendo attenzione a non far bruciacchiare niente.

In tutto avro’ impiegato una 20ina di minuti buoni, forse di piu’, ma bisogna avere pazienza.

Il pralinato finale pesava esattamente 180 grammi invece dei 257 iniziali (il quantitativo esatto per due 2 vaschette del mio gelato!)

Ho versato quindi il composto ustionante sulla cartaforno bagnata e strizzata, poggiata su una teglietta di metallo.

Appena possibile ho capovolto.

Una volta freddo, ho spezzettato, messo nel bimby e frullato, procedendo di 10 secondi in 10 secondi, sempre a velocità turbo, gradualmente, per 6-8-10 volte… non ricordo più.

Le ultime due frullate le ho fatte per 20 secondi.

Ad ogni intervallo raccoglievo con la spatola verso il centro tutto il pralinato che si attaccava alle pareti..

…e infine i vasetti riempiti/porzionati per i gelati 😉

Fonte: mia prima ricetta del maggio 2012

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INULINA! E torna la voglia di stare in cucina! SALSE, sughi, condimenti, erbe

Gorgonzola Mon Amour

GODURIA 1 – SENSO DI COLPA 0

Se come me adorate il (o la) Gorgonzola, ma volete risparmiare sulle calorie o sul colesterolo, potrete autoprodurvi uno spalmabile, come ho fatto io.

Lo userò a mo’ di crema sulle tartine, potrò fare dei primi gustosi con salvia e Zola, ecc…

Questo è lo spunto della D.ssa Chiara Manzi, e questa la mia Zola spalmabile, ridotta al 13% di grassi (praticamente come una ricotta) … fra l’altro è anche senza lattosio:

INGREDIENTI

30 g Inulina a Catena Lunga Sapore Puro
100 g Albumi Bio Pastorizzati in Brik Le Naturelle (equivalente di circa 3 albumi)
130 g Gorgonzola Dolce – Questa volta l’ottima Baruffaldi (stesso peso rispetto agli altri 2 ingredienti)

Ho prima frullato per un paio di minuti, con un minipimer, gli albumi leggermente stiepiditi con l’inulina versata sopra a pioggia, fino a eliminare eventuali grumi che si fossero formati.

Poi ho frullato 5′ con le fruste per montare a neve ferma i due ingredienti.

Infine ho continuato con le fruste ad unire gradualmente la montata e la gorgonzola per uniformare lo spalmabile.

Ho versato questo composto nelle formine per ghiaccetti e congelato, per scongelarne un po’ alla volta.

Ah, dimenticavo: ho fatto la stessa cosa, con le stesse dosi, con lo stracchino cremosissimo di Nonno Nanni. Ottimo!

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COSMETICANDO, casa e persona

Fluido Struccante a Risciacquo

… e cioè, un mio nuovo Latte Detergente che ho riesumato perché avevo omesso la pubblicazione nel 2019!


Volendo un prodotto tradizionale da alternare alla mia praticissima versione di acqua-micellare, che ormai è un must-have nella numerosa famiglia di sorelle e nipotine, ho preso spunto dal “Vintage Cleansing Milk” di Shakarì, rendendolo più fluido come piace a me (scegliendo comunque un adeguato mix di tensioattivo, olio e pH), arrivando in questo modo al mio prodotto.

Solitamente non mi trucco se non con un po’ di correttore, blush e poco rossetto, ma, per soddisfare le esigenze di chi si trucca anche waterproof, o per togliere con più efficacia i vari solari a filtri chimici o fisici durante la bella stagione, ho arricchito questo “latte” con un tensioattivo che non bruciasse gli occhi.
Si sa che i tensioattivi, se non mixati fra di loro, sono leggermente aggressivi; non è questo il caso, visto che il “diacetato” (anche leggermente condizionante), qui è unito ad una elevata dose di olio e burro di karité.
Generalmente di sera massaggio tutto il viso con questo prodotto; lo tolgo con la pezzuola di bambù di Naturasì, risciacquo, passo il Tonico alla vitamina C facendo asciugare bene, e sono pronta all’applicazione eventuale di uno dei miei sieri (4 Drops oppure Vitamin C-E Plus) o altro.
Per togliere prodotti waterproof sarà invece opportuno versare un po’ di fluido sul panno o su un dischetto, far agire sulla zona per qualche manciata di secondi, e togliere poi il tutto dal centro verso l’esterno dell’occhio, cercando di non far migrare il prodotto all’interno (non brucerà, ma l’olio contenuto può appannare la vista).

Se si volesse omettere il tensioattivo ricalcolare semplicemente l’acqua della formula (molti detergenti oleosi funzionano secondo la teoria che “il simile scioglie il simile”, in questo caso lo sporco grasso del viso viene tolto con i grassi del prodotto); consiglio comunque sempre di procedere al risciacquo finale e all’applicazione del tonico per asportare tutto il trucco residuo non visibile.

Ingredienti della formula

Fase A (riscaldata a 70-75°C)
Acqua Lauretana (o depurata di farmacia) a 100 (67,60)
Glicerina vegetale 5
Xanthan gum smooth flow 0,4

Fase B (riscaldata a 68-70°C, tranne il karitè, aggiunto fuori fuoco)
Olivem1000 3
Olio di riso 17,75
Burro di karité 1,50

Fase C (aggiunta a freddo, e comunque sotto ai 35-38°C)
Pantenolo soluz. 75% (vitamina B5) 1
Disodium cocoamphodiacetate 3
Cosgard 0,60 (conservante approvato Ecocert)
Olii essenziali in mix (½ parte di lotus, ½ di neroli, ½ di rosa, 4 di bois de rose, 4 di geranio) 0,15
pH 6

Procedimento

Come al solito per la fase A ho preparato il gel di xantana, versandola a pioggia sulla glicerina e mescolando.
Ho aggiunto acqua fredda e mescolato.
Ho scaldato fino a 72-73°C e ho frullato per formare il gel.
Ho scaldato in contemporanea la fase B (tranne il karité) portandola intorno ai 70°C.
Ho spento e ci ho sciolto il karité fuori fuoco dando una prima frullatina col minipimer.
Ho cominciato a versare in 2-3 volte la fase B lipofila nella A idrofila, frullando per una 10ina di secondi col minipimer.
Sono passata poi a spatolare fino a quasi raffreddamento (non preoccupiamoci delle bolle; il giorno dopo scompariranno quasi del tutto).

Nel frattempo avevo preparato la fase C versando e mescolando gli olii essenziali nel tensioattivo e aggiungendo poi il pantenolo.
Giunta l’emulsione A/B a circa 35-38°C di temperatura vi ho aggiunto la fase C.
Ho pesato, aggiunto lo 0,6% di cosgard sul peso risultante, mescolato e misurato il pH.
Era intorno al 6 e l’ho lasciato così.
Per gli occhi andrebbe bene addirittura arrivare a 7, ma poi avrei avuto problemi col mio conservante approvato Ecocert che arriva a malapena a coprire un range di muffe-batteri fino a pH 6-6,5.
Il mattino dopo, a bolle diminuite e conservante ben miscelato nel fluido detergente, ho invasettato.

*****

Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI dei prodotti (acronimo per International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Qui sotto un sito americano e uno italiano:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalente di un semaforo verde-giallo-rosso)all’ordine a scalare di inserimento nel prodotto (più prodotti con inci verde troverete ai primi posti – come per gli alimenti gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori – e meglio sarà)!
 

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COSMETICANDO, casa e persona

Smalto Antisfaldamento Unghie

Ho sempre avuto problemi alle unghie (sempre “mangiate” forse per inconscia gelosia, fin dalla nascita della mia prima sorella …. capite bene: siamo 6 … e prolungare questo brutto vizio è stato facilissimo 😉 ).

Ma ogni tanto penso che dovrei curarle un po’, rafforzarle, evitare che si sfaldino, visto che sono molto deboli.

“L’angolo di Lola” come sempre mi è venuto in aiuto e a periodi provo con quanto suggerito sotto.

Ho acquistato bottigliette da smalto da 6 ml. e le ho riempiete con un economicissimo (rispetto ai costosi prodotti rafforza-unghie commerciali), ma efficace composto “Basic” così:

5 g olio e.v.o. (o grassi, o metà/metà con olio di ricino o altri olii)
0,6 g olio essenziale limone (20 gocce).


Utilizzo:

Per un paio di mesi (quelli invernali soprattutto, quando le unghie hanno qualche problemino in più), prima di coricarsi, applicare lo “smalto” su unghie pulite.

Far agire per pochissimi minuti e massaggiare ogni unghia.

NON lavare la mani dopo.

Chiaramente evitare di mettere il vero smalto di vernice aiuta (specialmente a periodi, meglio evitarlo: è lui, con la composizione dei solventi contenuti che deteriora le nostre unghie).
Ci vuole qualche settimana almeno, ma l’efficacia è data soprattutto dalla costanza nell’applicazione.

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).

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COSMETICANDO, casa e persona

Scioglicolla

(per i residui collosi delle etichette)

Ho trovato questa ricetta efficace in uno dei libri de La Regina del Sapone: Saponi e Detersivi Naturali

INGREDIENTI
12 ml olio essenziale di limone (sembra sia efficace anche altro oe agrumato)
3 ml oe di cannella (quando non ho cannella, utilizzo tutto oe agrumato)
15 ml alcol 90°

PROCEDIMENTO
Mescolare tutto direttamente in una bottiglietta di vetro scuro con contagocce.

Etichettare e conservare al buio in luogo fresco (io lo metto in frigo).

Prima di usarlo, lo agito per bene e ne verso qualche goccia sulla colla delle etichette rimasta sui barattolini/bottigliette.

Lascio agire e rimuovo con un panno umido o uno scottex e infine, all’occorrenza, lavo via gli ultimi residui.

*****

Ricerche in rete (AI) dicono anche di fare una diluizione maggiore dell’oe rispetto all’alcol (tipo 20 gtt in 100 ml).
Per adesso continuo con questa ricetta che è efficace.

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).