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VARIE - Quel che resta, e non è poco

Barella autocostruita (pala per pizza)

Eh sì! Nonostante le iniziali critiche del marito che mi ha presa in giro per voler affrontare questa realizzazione (salvo poi partecipare con l’idea vincente della cerniera), mi sono cimentata nel prendere spunto per auto-costruirmi questo attrezzo: una “pala” che ci semplifica la vita, specialmente per lievitati ad alta idratazione come pizze alla pala o pane.
Sto riprendendo da poco a infornare pizze e mi sento ancora novellina in materia, ma vi assicuro che da quando ho questo attrezzo, nessuna pizza mi si è più accartocciata né per “salire” sulla pala, né per essere poggiata sull’argilla refrattaria!!

Per chi non lo conoscesse questo è l’utensile ideato dagli americani, al quale l’autore de La Confraternita della Pizza si è ispirato (e che io ho rivisitato a mia volta), per riprodurre in casa la “barella”per infornare lievitati (un po’ come la “lettiga” già usata dai nostri fornai).
Da segnalare che, qualora non vi fosse possibile autocostruirvi questo utensile, nello Store del forum LCDP ora si può anche acquistare.
Io per adesso mi accontento di questa!

Mi sono regolata in base alla mia argilla refrattaria di cm. 40 x 30 x 4 che solitamente posiziono in verticale rispetto al forno, e ho utilizzato una lastra di compensato più piccola, ma vi rimando al link dell’autore per ulteriori dettagli e misure (perfetti per il mio nuovo forno professionale della Effeuno).
Ho voluto anche realizzare un manico lungo che mi evitasse ustioni nell’infornare!

Da segnalare che – visto che anche il mio forno casalingo lo permette – io poggio la pietra su una griglia facendo si che il lato corto tocchi il retro/fondo del forno.
Praticamente sulla destra e sulla sinistra della pietra resta molto spazio.

Questo per dire che la forma della pala/barella autocostruita è adatta per essere infornata in verticale!!!

La spesa è stata praticamente nulla: avevo tutto in casa.

Occorrente per questa realizzazione (in base a quello che avevo in casa):
– 1 tavola multistrato almeno di cm. 40 x 30 x mm. 6;

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Vecchia lastra di compensato riadattata allo scopo

– 3 pezzi di multistrato da mm. 6 di spessore per fare il manico a baionetta che ho fatto uscire di 9 cm. dalla barella (2 da cm. 15 x 5 e 1 da cm. 9 x 5 che ho ricavato da una vecchia scatola di sigari cubani). Da notare che, almeno la lastra centrale più corta delle altre due, dovrà necessariamente avere lo stesso spessore del pannello che poi diventerà la nostra pala; in questo caso dovrà necessariamente essere di 6 mm di spessore;


– 1 telo forte 100% cotone bianco circa cm. 84 x 32 o più (io ho diviso in due un vecchio asciugamano da circa 90 x 70 per realizzarne uno in più di ricambio);


– 2 aste di legno piccole da cm. 30 x 2 x 1;

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è si-WP_20190911_17_52_34_Rich-1-1024x548.jpg


– 1 asta di legno grande da cm. 44 x 4 x 2;

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è si-WP_20190911_17_52_55_Rich-1-1024x514.jpg


– 2 dorsi da cancelleria da cm. 30 di metallo (per ora ho risolto con quelli in plastica e anche con le alte temperature, per il momento, non si sono danneggiati: sono comunque coperti dal telo);


– 2 molle da cancelleria da cm. 5;

– una cerniera;


– vinavil, seghetto, taglierino e una bella lastra di legno vecchia sulla quale lavorare liberamente senza paura di rovinarla!


Procedimento:

– Tagliare con un taglierino/seghetto il foglio di multistrato creando una pala di dimensioni cm. 40X30; lisciarla su tutti i lati e gli angoli;

– sistemare i 3 piccoli pezzi di multistrato e incollarli fra di loro per realizzare il manico a baionetta della pala; incollarli poi incastrandoli sulla pala;

– Inserire i dorsi da cancelleria tagliandoli dove necessario.
Questo serve per garantire che non ci sia attrito quando faremo scorrere il tessuto sulla pala per posare la pizza sul fondo del forno;

– Tagliare il telo di cotone in questo modo, ricucendo i bordi per evitare che si sfilaccino col tempo (non so se è meglio, ma li ho appositamente fermati senza creare un orlo, per non creare spessori non voluti);
 

– Creare una piccola tasca all’estremità ripiegando la parte superiore del telo, dove andremo ad inserire una delle due aste di legno piccole;
– L’altra asta andrà a combaciare sulla prima, ma al di fuori della tasca di cotone;
– La tasca, le aste e i lembi di stoffa sovrapposti verranno tenuti uniti dalle molle nere;
– Unire telo e foglio di multistrato in questo modo
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– Se non volete cucire, inserite le molle per bloccare il tutto, altrimenti cucire i due lembi all’altezza dell’impugnatura (dove abbiamo inserito il manico di legno).
Consiglio comunque di non cucire perché sia facilitata la rimozione del telo sporco quando si deve lavare.

– Al centro dell’asta piccola esterna ho applicato una cerniera che mi permettesse di fissare un’asta abbastanza lunga che mi facesse da manico, per evitare le ustioni nell’avvicinare troppo le mani al forno;

Alla fine dovreste ottenere qualcosa del genere (o sicuramente migliore).
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Apertura totale della pala con il lievitato da infornare (in questo caso non avevo nulla e ho messo un piatto a dimostrazione).

Come avete visto è tutto molto semplice e personalizzabile secondo le proprie esigenze.

Basta poco per migliorarla, come ad esempio farsi arrotondare da un falegname i bordi della pala, così eviterete di mettere i dorsi da cancelleria, oppure utilizzare un foglio di multistrato più spesso se di solito infornate pizze molto pesanti.

E’ molto utile per stendere pizza e pale e ricoprire tutto lo spazio a disposizione della piastra di argilla refrattaria.
Così come stenderete sulla pala così vi ritroverete la pizza appoggiata sulla pietra.
Garantito.

 

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MINESTRE, zuppe e vellutate

Ribollita Toscana

Uno dei simboli della Toscana a tavola!!
La marea di ingredienti che compone questo piatto ha come “verdura principe” il cavolo nero (detto anche cavolaccio), il migliore dei quali è quello delle prime gelate dell’inverno.

Altra caratteristica di questa zuppa è il profumo del timo (o pepolino come viene chiamato in Toscana).

Questa una mia versione, ispirata ad una delle ricette trovate in rete (Agrodolce).

Quindi ecco il passo-passo di come ho preparato questa ottima zuppa invernale per una decina di persone (meglio farne in più, visto che le contadine che la preparavano per la famiglia, la mangiavano e rimangiavano, e la ribollivano e ribollivano e ribollivano…).

Ingredienti
850 g cavolo nero (obbligatorio!!)
650 g cavolo verza liscio
350 g bieta
200 g patate***
250 g fagioli cannellini secchi (in ammollo dal giorno prima)
400 g polpa di pomodoro***
100 g pancetta o guanciale***
1 piattone misto di carota/sedano/cipolla
1 spicchio aglio
1 cucchiaio dado granulare bio
1 mazzetto di prezzemolo fresco
1 mazzetto di timo fresco (direi quasi obbligatorio!)
Poco peperoncino
Sale****
Pepe
Olio e.v.o. per la cottura e anche a filo, sul piatto finito.
Inoltre l’immancabile PANE RAFFERMO (possibilmente “sciocco”) a completamento del piatto finito*****


Procedimento
Il giorno prima ho messo in ammollo in acqua tiepida i cannellini con poco bicarbonato.
Il giorno dopo li ho lessati con qualche foglia di alloro salando alla fine, per non far indurire la buccia.
Quando i fagioli hanno raggiunto il grado di cottura, ne ho tolti un terzo, li ho passati nel passaverdure, e li ho riuniti agli altri, nella stessa pentola (se sono belli morbidi, a volte ometto questo passaggio).

Ho iniziato quindi col soffritto di guanciale, aglio, cipolla, sedano, carota e peperoncino.
Ho aggiunto le patate, il pomodoro e fatto insaporire un po’.
Ho aggiunto le erbe aromatiche (il timo, che è meglio legare per poter rimuovere i rametti legnosi a fine cottura, e il prezzemolo).

Ho versato tutte le verdure tagliate e lavate in precedenza (ho prima battuto il cavolo nero sul tavolo e poi ho tolto le nervature più coriacee).

Ho allungato con l’acqua ancora calda dei fagioli e aggiunto un cucchiaio di dado (se serve altra acqua, aggiungerla sempre calda)

Ho fatto cuocere un paio d’ore, ho aggiunto la purea di fagioli e fatto “legare” ancora un’ora aggiustando di sale.

La cosa migliore sarebbe comporre la ribollita (io la farei prima freddare un po’) alternando strati di pane raffermo e zuppa, far insaporire tutta la notte, e ribollire il giorno dopo per qualche minuto, quando tutto il pane avrà “rubato” il sapore delle verdure. Occorrerà stare attenti a non mescolare troppo per non far disfare completamente il pane, facendo comunque attenzione a non farlo attaccare al fondo della pentola!
Confesso che qualche volta, a fine cottura, ho messo solo un paio di fette di pane raffermo in ciascun piatto e l’abbiamo mangiata così.
Solitamente non ce la facciamo a non mangiarne un piattino il primo giorno, ma il giorno successivo la ribollita migliora, soprattutto se la si fa – appunto – bollire nuovamente, come spiegato sopra.
Prima di gustare il piatto aggiungo un filo d’olio extra vergine d’oliva e una spolverata di pepe (io quello verde).

Nota che
***se si ometteranno questi ingredienti
****se si ridurrà al minimo o si sostituirà il sale con dado granulare poco salato
*****se si utilizzerà pane raffermo sciocco integrale, e non “bianco”…
…si potrà gustare questa ricetta anche nell’ambito dell’alimentazione anti artrosi, secondo il libro di Marco Lanzetta “Vivere senza artrosi – ecco come” (sarà sempre ottima, anche se non sarà più una vera ribollita).

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PANE, pizze, pizzelle e dintorni

Pizza Pasqualina (o Fragone)

Per questa buonissima torta rustica ho preso spunto da una simpatica amica di forum (parliamo di Cookaround, nel 2008).

L’avevo persa nei meandri delle mie note, quindi la potrò fare per la Pasqua dell’anno prossimo, visto che quella di quest’anno è appena passata.
Potrebbe essere però un’idea per un pic-nic all’aperto, magari quello del prossimo 1° maggio, insieme a fave e pecorino 😉

Non usavo ancora la mia fantastica pasta madre, quindi questa ricetta l’ho preparata diminuendo il lievito di birra suggerito nella ricetta, aumentando pertanto i tempi di lievitazione (prima o poi la rifarò con pm).

Ingredienti
Impasto (con questo impasto ho ricavato due pizze medio piccole)
400 gr. acqua
8 g lievito di birra (1/4 di cubetto)
1 cucchiaino zucchero (o malto)
660 g farina 0
60 g pecorino grattugiato
60 g olio e.v.o.
Ripieno (per le due pizze):
200 g salame
300 gr. formaggio edamer
4 uova crude intere
3 uova crude battute (due per il ripieno da battere col pecorino + 1 per pennellare la superficie)
2 cucchiai di pecorino.

Ricordo che ho impastato tutto a mano (non avevo bimby, né impastatrice).
Potrebbe essere utile comunque il procedimento relativo all’impasto preparato nel bimby dalla mia amica, che riporto qui sotto.
Nel boccale: acqua, lievito, malto – 1 min. 37° vel.2
Aggiungere le farine, il pecorino e per ultimo l’olio – 30 sec. vel. 6 e poi 2 min. a spiga.
Si otterrà un impasto grezzo ma morbido.
Mettere a lievitare coperto per circa 4 ore, fino al raddoppio.
Per ciascuna pizza, dividere l’impasto e stenderelo in due dischi (uno leggermente più grande dell’altro).
Il più grande l’ho posizionato in una teglia ricoperta di cartaforno, facendo fuoriuscire i bordi di circa due cm.
Ho riempito con metà della dose generale di salame e formaggio a dadini.
Su tutti questi “dadini” saporiti ho adagiato due uova crude intere, facendo attenzione a non farle rompere. Sono state veramente di effetto al momento del taglio!
Ho terminato versando 1 uovo battuto misto a pecorino su tutto questo ripieno e ho coperto con l’altro disco di pasta.
Ho passato un pennello inumidito sui  bordi e ho sovrapposto i bordi esterni per farli aderire.
Ho tagliuzzato con la punta di una forbice la superficie per far uscire il vapore in cottura.
Ho pennellato con metà dell’uovo battuto destinato alla lucidatura della superficie.
Ho infornato a 180°C statico per circa 35-40 minuti (sono riuscita a disporre le due pizze su un unico piano quindi non ho ritenuto opportuno utilizzare la funzione ventilato).

Da una mia ricetta del marzo 2008

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DOLCI

Pralinato Nocciola

Destinato ai miei gelati alla nocciola: la prima volta (nel 2012) mi riuscì già buono.
Solo successivamente però divenne un Sig. Pralinato!

Ingredienti per 180 gr di pralinato (queste dosi sono sufficienti per due vaschette di gelato nella gelatiera, ma si possono aumentare di 10-20 gr sia le nocciole, che lo zucchero, e l’acqua di conseguenza.

  • 110 gr di nocciole tostate (l’ultima volta ho rifatto il pralinato con le Nocciole Bericocchi: ottimo anche con queste nocciole del Centro Italia) messe a scaldare un pochino prima di inserirle (ho pensato di non far avere traumi termici allo zucchero che stava sciogliendosi)
  • 110 g di zucchero grezzo di canna bio
  • 37 gr di acqua – 1/3 di acqua rispetto allo zucchero( ho preferito utilizzare la oligominerale piuttosto che quella clorata del rubinetto)

Ho messo in un pentolino diam. 16 cm sia lo zucchero che l’acqua.

Prima di accendere il fuoco al minimo ho mescolato per bene e poi non l’ho toccato piu’ fino a quando e’ diventato trasparente e ha raggiunto una ebollizione leggera.

Nel frattempo, in un altro pentolino, avevo messo le nocciole a fuoco bassissimo, solo per scaldarle.

Ho aggiunto poi le nocciole calde al composto che si era ormai sciolto, e ho cominciato a mescolare con un cucchiaio di legno, sempre col fuoco al minimo.

Man mano, dopo una prima momentanea ebollizione, lo zucchero si e’ rappreso intorno alle nocciole, diventando sabbioso/bianco.

Ho continuato ad aspettare, sempre mescolando, e ho alzato leggerissimamente la fiamma.

Stavo per perdere le speranze quando ho visto che alla base del pentolino si stava abbronzando e liquefacendo qualcosa…

Evvaiii! Ho continuato cosi’ fino a far assumere un bel colore …. nocciola carico, ma facendo attenzione a non far bruciacchiare niente.

In tutto avro’ impiegato una 20ina di minuti buoni, forse di piu’, ma bisogna avere pazienza.

Il pralinato finale pesava esattamente 180 grammi invece dei 257 iniziali (il quantitativo esatto per due 2 vaschette del mio gelato!)

Ho versato quindi il composto ustionante sulla cartaforno bagnata e strizzata, poggiata su una teglietta di metallo.

Appena possibile ho capovolto.

Una volta freddo, ho spezzettato, messo nel bimby e frullato, procedendo di 10 secondi in 10 secondi, sempre a velocità turbo, gradualmente, per 6-8-10 volte… non ricordo più.

Le ultime due frullate le ho fatte per 20 secondi.

Ad ogni intervallo raccoglievo con la spatola verso il centro tutto il pralinato che si attaccava alle pareti..

…e infine i vasetti riempiti/porzionati per i gelati 😉

Fonte: mia prima ricetta del maggio 2012

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SALSE, sughi, condimenti, erbe

Gorgonzola Mon Amour

GODURIA 1 – SENSO DI COLPA 0

Se come me adorate il (o la) Gorgonzola, ma volete risparmiare sulle calorie o sul colesterolo, potrete autoprodurvi uno spalmabile, come ho fatto io.

Lo userò a mo’ di crema sulle tartine, potrò fare dei primi gustosi con salvia e Zola, ecc…

Questo è lo spunto della D.ssa Chiara Manzi, e questa la mia Zola spalmabile, ridotta al 13% di grassi (praticamente come una ricotta) … fra l’altro è anche senza lattosio:

INGREDIENTI

30 g Inulina a Catena Lunga Sapore Puro
100 g Albumi Bio Pastorizzati in Brik Le Naturelle (equivalente di circa 3 albumi)
130 g Gorgonzola Dolce – Questa volta l’ottima Baruffaldi (stesso peso rispetto agli altri 2 ingredienti)

Ho prima frullato per un paio di minuti, con un minipimer, gli albumi con l’inulina versata sopra a pioggia, fino a eliminare eventuali grumi che si fossero formati.

Poi ho frullato 5′ con le fruste per montare a neve ferma i due ingredienti.

Infine ho continuato con le fruste ad unire gradualmente la montata e la gorgonzola per uniformare lo spalmabile.

Ho versato questo composto nelle formine per ghiaccetti e congelato, per scongelarne un po’ alla volta.

Ah, dimenticavo: ho fatto la stessa cosa, con le stesse dosi, con lo stracchino cremosissimo di Nonno Nanni. Ottimo!

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COSMETICANDO, casa e persona

Fluido Struccante a Risciacquo

… e cioè, un mio nuovo Latte Detergente che ho riesumato perché avevo omesso la pubblicazione nel 2019!


Volendo un prodotto tradizionale da alternare alla mia praticissima versione di acqua-micellare, che ormai è un must-have nella numerosa famiglia di sorelle e nipotine, ho preso spunto dal “Vintage Cleansing Milk” di Shakarì, rendendolo più fluido come piace a me (scegliendo comunque un adeguato mix di tensioattivo, olio e pH), arrivando in questo modo al mio prodotto.

Solitamente non mi trucco se non con un po’ di correttore, blush e poco rossetto, ma, per soddisfare le esigenze di chi si trucca anche waterproof, o per togliere con più efficacia i vari solari a filtri chimici o fisici durante la bella stagione, ho arricchito questo “latte” con un tensioattivo che non bruciasse gli occhi.
Si sa che i tensioattivi, se non mixati fra di loro, sono leggermente aggressivi; non è questo il caso, visto che il “diacetato” (anche leggermente condizionante), qui è unito ad una elevata dose di olio e burro di karité.
Generalmente di sera massaggio tutto il viso con questo prodotto; lo tolgo con la pezzuola di bambù di Naturasì, risciacquo, passo il Tonico alla vitamina C facendo asciugare bene, e sono pronta all’applicazione eventuale di uno dei miei sieri (4 Drops oppure Vitamin C-E Plus) o altro.
Per togliere prodotti waterproof sarà invece opportuno versare un po’ di fluido sul panno o su un dischetto, far agire sulla zona per qualche manciata di secondi, e togliere poi il tutto dal centro verso l’esterno dell’occhio, cercando di non far migrare il prodotto all’interno (non brucerà, ma l’olio contenuto può appannare la vista).

Se si volesse omettere il tensioattivo ricalcolare semplicemente l’acqua della formula (molti detergenti oleosi funzionano secondo la teoria che “il simile scioglie il simile”, in questo caso lo sporco grasso del viso viene tolto con i grassi del prodotto); consiglio comunque sempre di procedere al risciacquo finale e all’applicazione del tonico per asportare tutto il trucco residuo non visibile.

Ingredienti della formula

Fase A (riscaldata a 70-75°C)
Acqua Lauretana (o depurata di farmacia) a 100 (67,60)
Glicerina vegetale 5
Xanthan gum smooth flow 0,4

Fase B (riscaldata a 68-70°C, tranne il karitè, aggiunto fuori fuoco)
Olivem1000 3
Olio di riso 17,75
Burro di karité 1,50

Fase C (aggiunta a freddo, e comunque sotto ai 35-38°C)
Pantenolo soluz. 75% (vitamina B5) 1
Disodium cocoamphodiacetate 3
Cosgard 0,60 (conservante approvato Ecocert)
Olii essenziali in mix (½ parte di lotus, ½ di neroli, ½ di rosa, 4 di bois de rose, 4 di geranio) 0,15
pH 6

Procedimento

Come al solito per la fase A ho preparato il gel di xantana, versandola a pioggia sulla glicerina e mescolando.
Ho aggiunto acqua fredda e mescolato.
Ho scaldato fino a 72-73°C e ho frullato per formare il gel.
Ho scaldato in contemporanea la fase B (tranne il karité) portandola intorno ai 70°C.
Ho spento e ci ho sciolto il karité fuori fuoco dando una prima frullatina col minipimer.
Ho cominciato a versare in 2-3 volte la fase B lipofila nella A idrofila, frullando per una 10ina di secondi col minipimer.
Sono passata poi a spatolare fino a quasi raffreddamento (non preoccupiamoci delle bolle; il giorno dopo scompariranno quasi del tutto).

Nel frattempo avevo preparato la fase C versando e mescolando gli olii essenziali nel tensioattivo e aggiungendo poi il pantenolo.
Giunta l’emulsione A/B a circa 35-38°C di temperatura vi ho aggiunto la fase C.
Ho pesato, aggiunto lo 0,6% di cosgard sul peso risultante, mescolato e misurato il pH.
Era intorno al 6 e l’ho lasciato così.
Per gli occhi andrebbe bene addirittura arrivare a 7, ma poi avrei avuto problemi col mio conservante approvato Ecocert che arriva a malapena a coprire un range di muffe-batteri fino a pH 6-6,5.
Il mattino dopo, a bolle diminuite e conservante ben miscelato nel fluido detergente, ho invasettato.

*****

Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI dei prodotti (acronimo per International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Qui sotto un sito americano e uno italiano:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalente di un semaforo verde-giallo-rosso)all’ordine a scalare di inserimento nel prodotto (più prodotti con inci verde troverete ai primi posti – come per gli alimenti gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori – e meglio sarà)!
 

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COSMETICANDO, casa e persona

Smalto Antisfaldamento Unghie

Ho sempre avuto problemi alle unghie (sempre “mangiate” forse per inconscia gelosia, fin dalla nascita della mia prima sorella …. capite bene: siamo 6 … e prolungare questo brutto vizio è stato facilissimo 😉 ).

Ma ogni tanto penso che dovrei curarle un po’, rafforzarle, evitare che si sfaldino, visto che sono molto deboli.

“L’angolo di Lola” come sempre mi è venuto in aiuto e a periodi provo con quanto suggerito sotto.

Ho acquistato bottigliette da smalto da 6 ml. e le ho riempiete con un economicissimo (rispetto ai costosi prodotti rafforza-unghie commerciali), ma efficace composto “Basic” così:

5 g olio e.v.o. (o grassi, o metà/metà con olio di ricino o altri olii)
0,6 g olio essenziale limone (20 gocce).


Utilizzo:

Per un paio di mesi (quelli invernali soprattutto, quando le unghie hanno qualche problemino in più), prima di coricarsi, applicare lo “smalto” su unghie pulite.

Far agire per pochissimi minuti e massaggiare ogni unghia.

NON lavare la mani dopo.

Chiaramente evitare di mettere il vero smalto di vernice aiuta (specialmente a periodi, meglio evitarlo: è lui, con la composizione dei solventi contenuti che deteriora le nostre unghie).
Ci vuole qualche settimana almeno, ma l’efficacia è data soprattutto dalla costanza nell’applicazione.

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).

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COSMETICANDO, casa e persona

Scioglicolla

(per i residui collosi delle etichette)

Ho trovato questa ricetta efficace in uno dei libri de La Regina del Sapone: Saponi e Detersivi Naturali

INGREDIENTI
12 ml olio essenziale di limone (sembra sia efficace anche altro oe agrumato)
3 ml oe di cannella (quando non ho cannella, utilizzo tutto oe agrumato)
15 ml alcol 90°

PROCEDIMENTO
Mescolare tutto direttamente in una bottiglietta di vetro scuro con contagocce.

Etichettare e conservare al buio in luogo fresco (io lo metto in frigo).

Prima di usarlo, lo agito per bene e ne verso qualche goccia sulla colla delle etichette rimasta sui barattolini/bottigliette.

Lascio agire e rimuovo con un panno umido o uno scottex e infine, all’occorrenza, lavo via gli ultimi residui.

*****

Ricerche in rete (AI) dicono anche di fare una diluizione maggiore dell’oe rispetto all’alcol (tipo 20 gtt in 100 ml).
Per adesso continuo con questa ricetta che è efficace.

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).

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DOLCI

Tortino cioccolato dal cuore fondente

Scimmiottando una nipotina ventenne mi sono cimentata con questo dolcetto facile facile – sempre che si seguano un paio di trucchetti – e di grande effetto.

Fintanto che la stagione fresca lo permetterà quindi ho pensato che, portare a tavola questo tortino a fine pasto se si hanno invitati, sia un’ottima soluzione.

Qualcuno dice – anche giustamente – che il “cuore” fondente non è altro che un cuore “crudo”, perché appunto, non cotto a sufficienza.

Per ovviare a questo, ove si temesse per la salute per via delle uova crude inserite nell’impasto, si potrebbero usare delle uova pastorizzate in brik (vedi nota in fondo).

Altra variante per un contrasto di colore potrebbe essere quella di immergere, nel cuore del composto direttamente nello stampino, un paio di quadratini di cioccolato bianco.

La mia versione per 12 tortini (consiglio di farne parecchi perché all’occorrenza si potranno cuocere un po’ alla volta, da congelati):

Ingredienti
250 g Cioccolato 70% Emilia
250 g Burro
280 g Uova (4 intere + 2 tuorli)
150 g Zucchero fine
70 g Farina debole 00
1 pizzico a 3 dita di sale fino

Staccante (o burro/farina o burro/cacao in polvere, per stampi antiaderenti)
Stampini di alluminio usa&getta
Zucchero a velo per la guarnizione finale
Ho usato una teglia fina di alluminio su cui poggiare gli stampini.

Procedimento
Ho messo a bagnomaria la cioccolata tagliata a coltello e il burro, mescolando continuamente (senza far toccare con l’acqua in fondo del contenitore superiore).

Quando quasi tutto era sciolto ho tolto dal fuoco, continuato a mescolare per un po’ e aspettato che il composto si freddasse fino ad arrivare intorno ai 30°C (se non si avesse il termometro, aspettare almeno 20-22 minuti).

Fra una mescolata e l’altra del bagnomaria, ho sbattuto le uova, lo zucchero e il pizzico di sale.

Una volta raffreddato abbastanza il composto al cioccolato, l’ho versato nelle uova sbattute, ho mescolato e setacciato sopra la farina, sempre mescolando.

Ho versato circa 80 grammi di composto in ognuno degli stampini precedentemente unti col mio staccante, ho coperto con cellophane e ho trasferito in congelatore.

Far stare in congelatore per almeno 12h prima di cuocere (immagino che cuocere tortini appena preparati sia possibile, ma richiede tempistiche di cottura diverse che non ho provato).

Cottura
Consiglio di fare una prima prova con uno o due tortini in quanto la cottura è la bestia nera di questo dolcetto.

Ho preriscaldato il forno statico e, da congelati, ho infornato a 180°C per 15 minuti e sono usciti perfetti.
Fare prove coerenti con il forno in proprio possesso (il mio che è pazzo, schizza come niente a 50°C in più).

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Promemoria per una futura versione di prova, pensata per una platea di commensali con esigenze diversificate:

250 g Cioccolato Purelite s/zuccheri (eritritolo/stevia) 60% cacao
250 g Burro senza lattosio
160 g Albume d’uovo bio pastorizzato in brik
120 g Tuorlo d’uovo pastorizzato in brik
150 g Eritritolo bio a velo
70 g Farina bio debole 00
1 pizzico a 3 dita di sale fino

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PANE, pizze, pizzelle e dintorni

Pizza Tonda Romana nel Forno a Conchiglia

Sempre con li.co.li.

Era molto tempo che non provavo la fragrante Pizza Tonda Romana come la predilige mio marito: digeribilissima grazie alla cottura prolungata, sottile e scrocchiarella sul bordo.

In passato ho preparato la Pizza Tonda Romana anche nel forno di casa, stavolta nel Forno a Conchiglia Diavola Pro, anche questo con refrattaria (più adatta per cuocere la romana, rispetto al “biscotto”).
Con un po’ di esitazione iniziale quindi, visto che il calcolatore CalBal sembra non suggerire soluzioni per la classica pizza romana, ma memore dei miei precedenti tentativi, mi sono lanciata di nuovo e non ho avuto grosse difficoltà a raggiungere l’obiettivo prefissato, naturalmente col mio lievito in coltura liquida (li.co.li).

Ripeto gli ingredienti, già visibili (more-or-less) nella schermata di CalBal, per 3 pizze versione “invernale” da 165 grammi finali:

282 g Farine W300 totale (80% g.t. + 20% g.d.)
154 g Acqua
7,3 g Sale
9,2 g Olio Girasole Alto Oleico (stavolta no strutto, né olio di cocco)
57 g Lievito Liquido, qui al 100% di idratazione, rinfrescato 1:1:1 e preso al raddoppio a pH 4.11 dopo 4h circa a 24-26°C

Con una lavorazione totale di 20 ore, stavolta ho optato per una puntata corta a t.a. (21°C), un appretto lungo a t.c. (13°C) e di nuovo una fase finale a t.a. prima di stendere a matterello.

La mini-carrellata dei condimenti che ci piacciono in inverno:

“Calabrese” – pomodori/cipolla rossa/nduja; in uscita olio/stracciatella/prezzemolo
Salsiccia, broccoletti e fiordilatte
“Boscaiola” – pomodoro, funghi, salsiccia e fiordilatte

Categorie
PANE, pizze, pizzelle e dintorni

PARKER HOUSE ROLLS – Sourdough Recipe

Solo nel 1933 è stata presentata al mondo la ricetta – prima tenuta segreta – dei famigerati panini Parker House Rolls di Boston, nati quasi per caso con una forma particolare, con lievito di birra e uova nell’impasto, ma realizzati poi in decine di versioni, anche con roux (tang zhong), con fiocchi di patata disidratata o a lievitazione naturale.

Qualche anno fa mi sono imbattuta in questa riuscita versione a lievitazione mista, dalla quale ho preso spunto questa volta, ma sono comunque tutte ricette molto simili fra di loro rispetto ad altre fatte in passato: il pain de mie di molti anni fa; questi panini e anche questi … tutti con gli stessi ingredienti … more-or-less.

Sotto invece, i sofficissimi panini nella mia versione lactose free a totale lievitazione naturale di questa volta.

Ingredienti per 20 pezzi (per avere più o meno panini sarà sufficiente variare la farina e ricalcolare gli altri ingredienti in base alle percentuali indicate accanto ad essi) – Idratazione totale 64,61%
900 g farina prot. 15% – metà 0/metà 00
397 g acqua – 44,11%
150 g latte Zymil fresco microfiltrato 3% grassi – 16,67%
195 g licoli 100% (rinfrescato 1:2:2 e a 23°C 6h prima) – 21,67%
60 g zucchero Zefiro – 6,67%
27 g miele acacia Verso Natura Bio – 3%
45 g latte in polvere scremato delattosato Tibiona – 5%
90 g burro delattosato Soresina – 10%
22 g sale finissimo – 2,44%
1 uovo con 2 cucchiai di latte per pennellare.

H 15,15 – Autolisi
In spirale per 4-5 minuti a vel. 1-2, con tutte le farine e almeno il 55% dei liquidi.
Riposo 60′ coperto fino a lievito pronto.

H 16,20 – Impasto
Arrivato a livello 1,8 e pH 4.17 ho aggiunto il licoli alI’impasto autolitico, ho fatto incordare pochi minuti e poi ho aggiunto gradualmente tutti gli ingredienti residui a vel. 0-2 (prima lo zucchero/latte in polvere, poi il miele e alla fine in 2-3 volte il burro/sale emusionati insieme).
Impasto 20′ totali e la temperatura finale dell’impasto era 21,5-22°C.

Trasferito l’impasto sul banco, fatte pieghe in aria, pesato (1860 grammi) e inserito in contenitore segnando il livello.

H 17 – 19 Puntata
Impasto per un paio d’ore a t. 23-25°C per far partire la lievitazione

H 19 – 15,15 (del giorno dopo) – Prima lievitazione
Spostato il contenitore in ambiente freddo (o cella di lievitazione) a 14-15°C per 20h circa fino ad un aumento dell’80% del volume (ho voluto evitare il frigorifero per non far “inchiodare” la lievitazione).

H 15,15 – 16,45 _ Preparazione teglie per il secondo impasto
Ho pesato l’impasto, stagliato in 19 pezzi da 95 grammi suddivisi in due teglie + una piccola spia da 50 grammi (per controllare la lievitazione).
Su spiano di silicone appena unto, per non aggiungere farina, ho appiattito i panetti con le mani, stesi a matterello, arrotolati e adagiati su cartaforno distanziandoli di 2-3 cm, pennellando con albume per mantenere la morbidezza.

H 17 – 24 – Seconda lievitazione
Non volendo cuocere due teglie insieme, ho messo una leccarda coperta con canovaccio umido a lievitare a t. 25-26°C per 7h circa insieme alla spia, mentre l’altra teglia in pyrex l’ho lasciata a t.ambiente a circa 21°C per 8h totali.

Il panino tondo in fondo è la “spia” che ho trasferito alla fine dal suo vasetto di misurazione e che ho comunque cotto

Cottura
Per dare colore ho pennellato con tuorlo/latte e trasferito in forno preriscaldato statico a 180°C per 30′ in binario basso.

Dopo 20′ circa ho ruotato e trasferito la teglia in binario più in alto e ho ripennellato con tuorlo/latte.
In uscita ho pennellato con burro sciolto.

Vista la forma che ho dato, naturalmente i miei nipotini hanno voluto una cena a base di hot dog con tutti i crismi.