Ci sono decine di liquori al cioccolato, ma questo ha la particolarità che l’ho realizzato col bimby, l’ho preparato con latte ad alta digeribilità, e ho escogitato un piccolo espediente per ottenere una cremosità al pari delle migliori creme di liquore.
Be’! Fallo senza latte, direte voi!!
Naaaaaa.. con latte è meglio che senza… sentite come ho risolto:
1 lt latte fresco alta digeribilità zimyl parz. screm. (notare che ha meno grassi del latte intero)
700 g zucchero
300 ml alcool (rifacendolo in estate – e temendo che per via del latte, il liquore si conservasse meno – ho preferito aumentare a 300 gr l’alcool … vi saprò dire se viene altrettanto bene! ***)
160 gr cacao amaro (avevo ancora molto cacao dukan all’1% di grassi, contro il 20-22% del tradizionale cacao amaro!) .. ergo…
50 g burro di cacao puro spezzettato (per compensare i grassi che mancano sopra… interessante, no?!!)
1 cucchiaio raso di vaniglia naturale in polvere!!
… e ho inserito tutto nel bimby, così:
prima latte,
fatto stiepidire fino a 50° e inserito lo zucchero,
mescolato un pochino per sciogliere,
poi tutti gli altri ingredienti meno l’alcool,
fatto girare ancora per 20 minuti circa senza misurino a 90°C vel. 4
Una volta freddato il tutto ho unito l’alcool.
Conservare in frigorifero e consumare dopo almeno 2 settimane (..dopo 4 o 5 giorni migliora e diventa più cremoso, tanto da non uscire bene dalla bottiglia.. probabilmente a causa del frigo … e del burro di cacao, ma cercate di aspettare di più: del cacao non si sentirà più la “polvere”, ma solo la cremosità).
Lo straconsiglio anche sul gelato: è un topping leggermente alcolico favoloso!
***si… è venuto altrettanto bene, e la gradazione alcolica resta relativamente bassa: all’incirca 18°
Fonte 02.VI.2014
Autore: admin
Della serie: bagno e non solo … il mio PULIGEL!!!
Ed eccomi qui con un’altra idea risparmiosa: una crema gel per la pulizia del bagno. In fondo trovate un mio procedimento velocizzato e le dosi per il sapone autoprodotto, oltre a quelle per il sapone comprato.
Totale: 1 euro circa… e sappiamo cosa c’è dentro!!!
Ho cercato di interpretare al meglio gli appunti suggeriti da Barbara (simpatica docente del corso di Cosmesi/saponi faidate conosciuta alla Upter di Roma) per questa preparazione presa dal sito “La Regina del Sapone”.
Ho rivisitato la ricetta chiamando questa crema PULIGEL-BAGNO perché la userò a questo scopo, ma questa pasta pulitutto è adatta anche per altri usi e potrete farci … “faville” (a seconda della durezza dell’acqua della vostra zona, potrete anche lavarci piatti, panni, pretrattare macchie, ecc.).
Non avendo a disposizione “mastellette” molto grandi per conservarla, ho fatto una dose ridotta, ho ricalcolato tutto in grammi (anche se la ricetta era espressa in grammi e millilitri), e il risultato è questo:
40 g sapone grattugiato acquistato, possibilmente puro marsiglia
400 g acqua demineralizzata
200 g bicarbonato di soda
40 g soda solvay bella asciutta (se fosse “impaccata” per l’umidità, passarla nel macinacaffè)
4 g detergente piatti possibilmente ecologico (mi dicono che Winni’s, sia una buona marca)
2 g olio essenziale a scelta – facoltativo (40 gocce di limone, menta, tea-tree, circa 2 ml)
Ho ricavato circa 600 grammi di prodotto finito.
Costi all’incirca per :
- sapone: in questo caso avevo già in casa una di quelle saponettine naturali ai cereali, che chissà chi mi ha regalato, e ho usato quella – € 0,00
- ho utilizzato l’acqua demineralizzata del mio condizionatore – € 0,00
- il bicarbonato è quello economico di TuoDì a 59 cent per 500 gr, (in foto lo vedete versato nel contenitore Solvay) – 24 centesimi
- soda solvay, 2,30/Kg – 10 centesimi
- detergente piatti – avevo un comunissimo detergente piatti (Sole) a circa 85 cent per 1 lt. – 1/2 centesimo circa.
- Olio essenziale tea-tree-oil, 17 euro per 50 ml – 68 centesimi (questo olio essenziale, relativamente “poco costoso”, esplica un’azione antisettica, ma la prossima volta direi che – volendo risparmiare – si potrebbe anche omettere)
In serata ho messo il sapone, grattugiato con la mandolina, nell’acqua a temperatura ambiente e ho fatto riposare per un paio d’ore
Passato il tempo, ho trovato acqua e sapone ammassati insieme.
Prima di andare a dormire ho fatto bollire a fuoco lento, e si è riliquefatto tutto (a questo punto, forse avrei potuto evitare, ma ho voluto filtrare con un passino i pezzettini di cereali della saponetta).
Ho poi lasciato coperto fino al mattino presto.
Forse le ore di riposo sono state poche, perché il sapone avrebbe dovuto indurirsi in superficie.
Al mattino invece ho trovato il sapone ancora liquido (se avessi trovato la superficie indurita, come mi aspettavo, avrei dovuto “spaccare” con un cucchiaio detta superficie e dare qualche colpo di minipimer)..
Ho aggiunto ugualmente metà del bicarbonato
Ho mescolato e poi frullato un po’ col minipimer (ne ho comprato uno in offerta al Conad a 10 euro e lo terrò solo per questi esperimenti e per i miei futuri saponi).
Sempre mescolando fra un inserimento e l’altro, ho aggiunto le 40 gocce di tea-tree-oil, i 4 grammi di detergente piatti, il resto del bicarbonato, la soda (il prodotto si scalderà, non preoccupatevi, è normale).
Ultima frullatina, fino a rendere bello spumoso il composto e ho poi versato nel contenitore (dovrà essere a imboccatura larga per poterlo prelevare agevolmente con una spatolina o una spugnetta pulita).
Ho etichettato e datato
Si conserva abbastanza a lungo, grazie all’azione antibatterica dei componenti, ma per le prime volte, vi consiglio di regolarvi come me, facendone una dose ridotta.
Nota importante
Durante la preparazione,
ricordatevi di non respirare le polverine che si alzeranno se doveste usare il macinacaffè,
fate attenzione ad eventuali schizzi negli occhi,
se ci riuscite proteggete le mani con dei guanti da cucina…
e
buone pulizie economiche!
Risultati:
ho provato la pasta pulente sui sanitari con una spugnetta di quelle verdi rasposette, ed è venuto tutto benissimo.
Per le pulizie di tutti i giorni (anche per lucidare l’argenteria, pretrattate le macchie, ecc.), quindi: ottima .. e promossa!
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Procedimento facilitato: funziona ugualmente!!!
Ho provato di nuovo questo ottimo prodotto per la pulizia, velocizzando il procedimento.
Se gli ingredienti problematici della ricetta (parlo naturalmente del sapone e della soda Solvay) sono tutti ben polverizzati è possibile inserire prima tutte le polveri e poi gradualmente l’acqua e il resto in un’unica soluzione. Se avete il bimby, potete lavorare col turbo dell’apparecchio, altrimenti col solito mixer. Il prodotto potrebbe sembrarvi inizialmente molto più fluido di quello che vedete in foto, ma per il giorno dopo si solidificherà.
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Replicato il 5 novembre 2017 con le dosi per il sapone autoprodotto.

per il logo ringrazio la mia amica Martina
Col sapone autoprodotto il procedimento è lo stesso, ma le dosi – leggermente variate – sono quelle sotto (approvate qui da La Regina del Sapone):
Ingredienti per 750 grammi di prodotto finale:
50 gr sapone autoprodotto (ricetta nr. 5 del libro de La Regina del Sapone)
400 gr acqua demineralizzata
250 gr bicarbonato di sodio
50 gr soda Solvay
5 gr detergente piatti
2 gr olio essenziale (tea tree o menta/limone)
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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare prodotti vari per la casa, un piccolo consiglio è quello di scegliere detersivi garantiti da certificazioni come :
- Ecolabel: Questa certificazione europea attesta che il prodotto rispetta elevati standard ambientali lungo tutto il ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento.
- Eco Bio Detergenza (ICEA): Certifica detergenti per la casa e il bucato che utilizzano ingredienti biologici e sostanze naturali, con un basso impatto ambientale e buona dermocompatibilità, secondo ICEA.
- Detergenza Pulita AIAB: Questa certificazione, specifica per i prodotti per la pulizia, garantisce l’efficacia e la compatibilità con la pelle, oltre al rispetto dell’ambiente, secondo Pensoinverde.
- Prodotti Viviverde Coop: Questa linea di prodotti, oltre a essere certificata, utilizza confezioni riciclabili e riduce l’impiego di plastica.
- Detersivi in fogli: Una valida alternativa ecologica, spesso venduti in confezioni eco-compatibili e con una maggiore durata, secondo Mangrovia.
Anche gli ormai noti prodotti “refill” o alla “spina” vengono in nostro aiuto!
Oltre a queste certificazioni, è importante cercare detersivi che non contengano ingredienti dannosi come fosfati, cloro, ammoniaca, solventi, coloranti e profumi sintetici.
Fonte 16.XI.2013
Ho voluto lasciare questo prodotto fra gli articoli pubblicati, purtroppo però ho imparato presto che questi infusi da erbe fresche o secche si ossidano nel giro di poche ore, né aggiungendo conservanti si elimina il problema.
Pertanto, solo se siete stoici, potrete preparare questa tipologia di tonico ogni giorno e tenerlo in frigorifero.
Io ad esempio, a periodi, non rinuncio a questo fantastico tonico alla Vitamina C senza conservanti, ripetendolo ogni 3 giorni.
In alternativa, meglio rivolgersi ad altri prodotti, magari usando conservanti approvati Ecocert!
Ho preso lo spunto dal sito di Lalla di Magica Natura, e ho quintuplicato la dose (siamo veramente tante).
Per una dose di 350-400 grammi di prodotto finito (in cosmesi faidate è uso esprimersi in grammi e devo dire che mi trovo bene), ho portato a bollore 500 grammi di acqua a basso residuo (io uso Lauretana: non metto certo l’acqua demineralizzata del ferro da stiro sul viso!)
Ho immerso nel pentolino 50 g di bocciolini secchi di rosa rossa damascena, ho spento la fiamma, coperto e aspettato fino a completo raffreddamento.
Ho strizzato per bene la poltiglia di roselline con uno schiacciapatate, raccogliendo prima il liquido in una ciotola, e poi ho travasato tutto in una bottiglia scura di vetro, filtrando questa volta con uno scottex.
Ho aggiunto ora 2 cucchiaini piccoli di aceto di mele (io ho messo dell’acetolito, un preparato a base di aceto di mele, capolini di camomilla e fiori secchi di lavanda, lasciato a macerare per 40 giorni).
Ho etichettato e il mio tonico alle rose è pronto per essere utilizzato dopo la detersione accurata del viso.
Ottimo rinfrescante, rassodante e soprattutto economico!!!!
Ah.. dimenticavo, nel macerato – insieme ai bocciolini di rosa – ho aggiunto anche un petalo di karkadè per avere un bel colore rosato.
Per i costi
… se non ricordo male, ma non ho più scontrini, mi sembra di aver pagato 1 etto di bocciolini intorno ai 7 euro.
L’acqua che compro sta sugli 80 cent. per 1 lt e mezzo, ma potete comprarne una qualsiasi che stia al di sotto dei 50 mg/lt di residuo fisso (mi sembra che S.Anna rientri nei parametri, controllate).
Le altre cose sono inserite in misura minima quindi non le considero.
In conclusione, 400 gr di questa “acqua/tonico” mi è costata intorno a € 3,80
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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 19.XI.2013

Sabato scorso – dopo aver girovagato per lungo e per largo in tutto il web e aver preso spunto da diversi forum(a) su come poter fare, ho iniziato l’avventura del tentativo di estrazione a caldo delle drupe di Laurus Nobilis (alloro) che una gentile signora mi ha procurato.
L’estrazione a freddo non si può fare, perché ho letto che l’interno dei semi – che verrebbe schiacciato col metodo tradizionale – conterrebbe delle sostanze tossiche (probabilmente per questi motivi, in Italia la vendita di tale olio è illegale; io ne ho comprato tranquillamente presso il sito francese Aroma-Zone)
Erano 1 Kg. e 900 grammi in tutto, fra le prime che mi regalò 3 settimane fa (200 grammi, tenute in frigo) e le ultime, arrivate successivamente.
Ho prima lavato le drupe, ma un etto circa è venuto a galla e le ho eliminate (curiosa le ho controllate e in effetti il seme interno era tutto essiccato).
Con il grosso del quantitativo (Kg. 1,800) mi sono regolata così:
– in tarda serata ho messo le drupe in acqua fredda, fino ad ebollizione, in un grosso pentolone di acciaio.
– iniziato a bollire, ho abbassato al minimo il gas, ho semi-coperto la pentola e ho lasciato aperta la finestra in cucina.
– l’ebollizione è proseguita impercettibile fino al mattino dopo (forse 6-7 ore), quando ho cominciato a prelevare con un cucchiaio tutto ciò che in superficie somigliasse vagamente a olio.
– per facilitarmi il compito ho adagiato un tovagliolo bianco sopra al pelo dell’acqua, all’interno della pentola, a mo’ di separatore, in modo di evitare di raccogliere col cucchiaio anche i pezzetti delle bacche.

– tutto ciò che raccoglievo l’ho messo in bicchierini di plastica, ho fatto freddare e poi ho messo in congelatore.
– una volta congelata l’acqua sottostante il velo di unto che si era formato nella parte superiore di ogni bicchierino, ho cercato di prelevare l’olio raschiando con un coltellino.

– visto che insieme all’olio ho sicuramente raschiato anche del liquido e questo non credo che si sia tolto bene dalla piccola massa ricavata, non ho voluto rischiare e ho aggiunto del conservante (cosgard).
– Ho invasettato i preziosi 25 grammi circa di unguento aggiungendo quindi 4 gtt di cosgard per la conservazione e 4 gtt di tocoferolo per evitare eventualli irrancidimenti..
Lo sto conservando comunque in frigo.

E’ veramente pochino, ma lo trovo bellissimo e ha un odore che mi piace molto…
Spero proprio come che si riesca a trovare un modo migliore per estrarre questo olio/unguento, prezioso – fra le altre cose (antidolorifico, anticomedoni) – per poter produrre il famoso Sapone di Aleppo (utilizzato anche per le 3 biofasi di pulizia viso e sembra anche per la psoriasi).
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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 20.XI.2013
Quante volte ci siamo posti il problema di come riutilizzare l’olio che ci rimaneva dalle varie preparazione culinarie!!! Be’, ecco una soluzione, ma.. attenzione, non improvvisatevi, non si gioca con la soda caustica.
Per prima cosa, attenzione massima, un po’ di studio (magari con un corso di saponificazione mirato … io l’ho fatto) e poi possiamo lanciarci col sapone da olio riciclato homemade.

Nella foto sopra, i miei saponi dopo 4 settimane di stagionatura in verandina, vestiti a festa per essere trasformati in regalino poco impegnativo … modesto ma .. homemade, e fatto con tanta simpatia e semplicità.
Da qualche parte l’ho letto, ed effettivamente il colore si è schiarito rispetto ad un mese fa, restituendo un delicato profumo di sapone di una volta!!
Naturalmente c’è molto meglio in giro, ma per questo sapone ho volutamente utilizzato solo olio di frittura, visto che stazionava da un bel po’ nel flacone destinato ad essere gettato via fra gli olii esausti.
Prima di ogni altra cosa, meglio sottolineare che occorrerà seguire delle ovvie regole di sicurezza (vedete bene come sto messa in foto, no?!!).

Questa mia prima ricetta del 2013 è stata quella pubblicata qui.
Successivamente ho fatto altri esperimenti.
Ho riparametrato consultando un calcolatore per saponificazione ed eccoci qua.
Queste le mie dosi:
872 g olii esausti da frittura (più o meno 90% arachide + 10% e.v.o.)
261 g acqua distillata
123 g soda caustica
.. siamo alla pesata della soda caustica..
.. pesiamo anche l’acqua distillata
(carina la mia nuova bilancetta di precisione, eh?!!)
.. i miei oli fritti, belli comunque, e ben filtrati…
.. termometro per unire le fasi di soluzione di soda caustica e olii a 40-45°C




.. mixeratina al sapone… e “nastro”!
Ho quindi versato nello stampo la mia “crema”, ho dato un paio di battute sul tavolo per assestarlo, ho coperto con cartaforno e copertina di pile (dovrà stare 24-48 ore).
Ho preferito aspettare soltanto 24 ore per sformare e tagliare, visto che oggi è domenica e avevo tempo a disposizione.
Eccoci col panetto di sapone sformato, pronto al taglio.
Spesso, nelle foto vedete anche una forchetta: non è per infilzare il mio sapone, ma per apprezzare meglio le dimensioni.




Eccolo tagliato (8 bei pezzi da 150 g l’uno o poco più).
Sarà che questo “scarrafone” è il primo della serie di saponi che farò, e anche se è molto spartano e sembra tagliato con l’accetta, lo trovo stupendo!!!
.. e ora diritto a nanna in verandina, all’aria, a stagionare per almeno un mesetto (visto che ho usato esclusivamente olio riciclato mi hanno consigliato di non aspettare troppo a lungo per evitare possibili irrancidimenti).
Ci sono infatti diverse considerazioni da fare in merito alla stagionatura e l’uso.
Un suo utilizzo è anche trasformarlo in sapone liquido (anche se per i saponi liquidi è sempre meglio utilizzare potassa e non soda caustica, ma questo è un altro capitolo!)!
SUCCESSIVI ESPERIMENTI DEL 2014, addirittura con 9 Kg di prodotto (tratti dal libro “La Regina del Sapone”)
Per ragioni di copyright non posso descrivere queste dosi e procedimento.



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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare prodotti vari per la casa, un piccolo consiglio è quello di scegliere detersivi garantiti da certificazioni come :
- Ecolabel: Questa certificazione europea attesta che il prodotto rispetta elevati standard ambientali lungo tutto il ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento.
- Eco Bio Detergenza (ICEA): Certifica detergenti per la casa e il bucato che utilizzano ingredienti biologici e sostanze naturali, con un basso impatto ambientale e buona dermocompatibilità, secondo ICEA.
- Detergenza Pulita AIAB: Questa certificazione, specifica per i prodotti per la pulizia, garantisce l’efficacia e la compatibilità con la pelle, oltre al rispetto dell’ambiente, secondo Pensoinverde.
- Prodotti Viviverde Coop: Questa linea di prodotti, oltre a essere certificata, utilizza confezioni riciclabili e riduce l’impiego di plastica.
- Detersivi in fogli: Una valida alternativa ecologica, spesso venduti in confezioni eco-compatibili e con una maggiore durata, secondo Mangrovia.
Anche gli ormai noti prodotti “refill” o alla “spina” vengono in nostro aiuto!
Oltre a queste certificazioni, è importante cercare detersivi che non contengano ingredienti dannosi come fosfati, cloro, ammoniaca, solventi, coloranti e profumi sintetici.
Pollo al limone
1 cucchiaio maizena (amido di mais)
Ingredienti per friggere:
Olio arachide q.b.
Preparazione:
Tagliate il petto di pollo a listarelle non troppo sottili passatele nella farina.
Fate friggere quindi il pollo in olio ben caldo per circa 5 minuti in padella antiaderente (o wok).
Passati i 5 minuti, togliete il pollo dall’olio, scolatelo bene e conservatelo al caldo. Preparate intanto la salsa stemperando la maizena in un contenitore con mezzo bicchiere di acqua fredda, continuando a mescolare. Aggiungete quindi il composto nella padella antiaderente che avrò scolato dalla maggior parte dell’olio di frittura precedente. Subito dopo aggiungete il vino, il succo di limone, lo zucchero e l’acqua avanzata.
Infine aggiungete la scorza di limone, portate ad ebollizione e mescolate fino a che lo zucchero si sciolga completamente e la salsa si addensi. Aggiungete quindi il pollo e fatelo cuocere per circa 2-3 minuti a fuoco dolce fino a che il pollo non sarà ben amalgamato con la salsa (12). Adagiate il pollo con salsa al limone su di un piatto da portata e guarnite con uno spicchio di limone e una fogliolina di prezzemolo (anche coriandolo a chi piace, a me piace più il prezzemolo!).
Croissant metodo a chiocciola
Stanchi di inseguire la sfogliatura perfetta per fare i croissant?
Questa del metodo a chiocciola è una soluzione semplificata veloce.
Un altro metodo veloce lo trovate qui, è il metodo “a sfogliette”.
Ma torniamo al nostro metodo a “chiocciola”.
La semplificazione di questi croissant consiste nella velocità della sfogliatura grazie al metodo suggerito qui da una blogger francese.

Forse è una scorciatoia esagerata, ma sarebbe stato veramente un peccato non dare risalto a tutto il procedimento di questa inedita ricettina di croissant al burro che mi ha conquistata, realizzata da me con la pasta madre…
.. e poi, necessità fa virtù: avevo bisogno di un certo numero di croissantini nel giro di qualche ora per un buffet!

Ingredienti come da ricetta originale, per 16-18 minicroissant da 35-40 grammi l’uno (io ho raddoppiato le dosi)
240 farina 0 (quasi tutta 0 bio conad + 1 cucchiaio di manitoba 0 bio) – 100% (88% circa rispetto al peso totale impasto)
50 zucchero integrale di canna (se serve per croissantini da farcire per buffet, meglio i 40 gr della ricetta originale o addirittura meno!) – 16% circa rispetto al peso farina compresa quella della pasta madre (8% circa rispetto al peso totale impasto)
160 latte intero (io parz.scr.alta dig.) – 52% p.f. (25% p.t.i.)
100 burro morbido – grassi del burro 27% p.f. (13% p.t.i.)
100 pasta madre (rinfrescata 1 volta, 3 h e mezza prima, con farina forte*** dopo 5 giorni di frigorifero) – 42% p.f. (15% p.t.i.)
2,5 g sale (mezzo cucchiaino) – 1% p.f. (0,38% p.t.i.)
Peso totale impasto, 652 grammi
***la mia farina “forte” da rinfresco, in questo periodo la faccio con 1/3 di tipo 0 bio conad + 2/3 di manitoba 0 bio.
Nell’attesa della lievitazione della mia pm, ho fatto ammorbidire il burro a temperatura ambiente.
Nel burro ammorbidito – mia personalizzazione – ho mescolato un cucchiaio circa di farina presa dal totale.
All’interno dell’impastatrice, ho sciolto la pm nel latte già zuccherato in precedenza.
Ho aggiunto man mano tutta la farina miscelata già col sale.
Ho lavorato una 15ina di minuti nell’impastatrice con la foglia (verso la fine con gancio ad alta velocità). L’impasto era abbastanza molle ma ben elastico.
Ho lasciato riposare la palla nell’impastatrice per mezz’ora a temperatura ambiente, spolverando con farina e coprendo con pellicola.
Passato questo tempo ho appiattito/sgonfiato un po’ l’impasto, l’ho infarinato, avvolto nel cellophane, e messo in frigo per 1/2 ora.
Poi, sul piano di lavoro leggermente infarinato (e possibilmente raffreddato), ho steso l’impasto più fino possibile e con attenzione ci ho spalmato il burro morbidissimo (dove avevo aggiunto un cucchiaio di farina).

Ho quindi arrotolato l’impasto molto stretto, formando prima un rotolone lungo.
Poi ho arrotolato questo “rotolone”, dando la forma della casetta di una lumaca.

Mettere dritta la ruota che si è formata, e appiattirla leggermente con la mano sul tavolo.
Avvolgerla nel cellophane e conservare in frigo per almeno 3/4 d’ora – 1 ora.
Sul piano da lavoro leggermente infarinato o spiano di silicone:
– stendere l’impasto in un rettangolo di circa 40×30;
– tagliatelo a metà (ricavando due rettangoli di 40×15);
– dividere ogni metà in 5 rettangolini (io ne ho fatti di più, quindi più piccolini).
Attenzione, nel tagliare i rettangoli e i triangolini per la formatura, bisogna utilizzare un coltello molto tagliente, affinché l’impasto non venga schiacciato dalla pressione del coltello, ma venga invece ben sezionato e dia modo alla sfogliatura di svilupparsi al meglio (io ho usato un bisturi).
Incidere la base di ogni triangolo, poi rotolare per formare i cornetti, e disporsi su una teglia foderata di carta forno.
Coprire bene, ma delicatamente, con la pellicola o bustoni di cellophane alimentare (i croissant dovrebbero svilupparsi anche in frigorifero).
Porre in frigo per la notte (io ho fatto stare 11 ore)
Al mattino successivo, l’autore della ricetta suggerisce di tirare fuori dal frigo la teglia e lasciarla a temperatura ambiente per mezz’ora (io ho fatto stare per 3 ore buone perché in frigo non mi sono sembrati cresciuti per niente).

Qui sopra i croissant dopo l’ultima lievitazione di circa 3 ore a temperatura ambiente
Dopo 3 ore abbondanti erano belli gonfi e hanno finito di lievitare in forno.
Ho cotto una teglia per volta (non me la sono sentita di cuocerle tutte e 3 insieme e rischiare con la funzione ventilato).
Preriscaldare il forno a 220°C funzione statico, con un piccolo contenitore di acqua posto alla base.
Spennellare i cornetti con un po’ di latte o di tuorlo d’uovo (con l’uovo assumono di più quel colore dorato carinissimo, ma non mi andava di usarlo e quindi ho fatto semplicemente con latte).
Nell’infornare, abbassare contemporaneamente a 180°C per 15 minuti (alla fine ho anche acceso per 2 o 3 minuti il grill).
Ne ho lasciato uno non farcito per la foto alla luce del giorno dopo.
Il taglio netto “spietato” mostra sia la leggerezza che la ottima lievitazione, ma non c’è stato il classico “nido d’ape” (chiaramente strappando in due il croissant l’effetto potrebbe sembrare migliore).

Probabilmente la classica alveolatura “a nido d’ape” non si è verificata per la velocità della realizzazione della sfogliatura e il poco burro della ricetta, ma sono stati talmente apprezzati perché si scioglievano in bocca (scusate per il morso, ma rende l’idea della morbidezza), che questo compromesso veloce e relativamente “light” è sicuramente da ripetere!!

La percentuale del burro utilizzato rispetto al peso totale dell’impasto è poco più del 15% (contro il 25% circa, generalmente suggerito per i croissant), ma vi assicuro che – “nido d’ape” a parte – il gusto non ne risente assolutamente.. d’altronde è una ricetta proposta da una blogger francese, giusto? 😉
Fonte 24.III.2014
Biscotti con pasta madre
Si, ho detto proprio biscotti con pasta madre!!
Questa ricetta non dà biscotti esattamente croccanti o dei veri e propri frollini (inoltre c’è pochissimo burro), ma finalmente abbiamo un biscottino, magari da prendere all’ora del tè…
prodotto molto diverso da quelli soliti, soffici, ai quali siamo abituati con la nostra pasta madre, ma sempre genuino, come piace a noi!!
Nell’ottica di avere un biscottino più croccante, ci si potrebbero ispirare ad analoghe preparazioni salate come crackers.. proverò in seguito (?)
Ma questo è un altro capitolo…. intanto però ne parlo.. chissà che qualche paziente amatore di pasta madre volesse lanciarsi!!!!!!
Non ci credevo neanche io quando me ne ha parlato un amico di un forum che li fa spesso.
Pensavo che sarebbero venuti fuori dei mini-snack morbidi, e invece….. lavorandoci un po’…!!!
Questa ricetta ha due caratteristiche:
1 – la pasta madre non deve essere rinfrescata a ridosso della preparazione
2 – c’è un passaggio importantissimo da effettuare in congelatore per 1 ora abbondante subito prima del taglio e cottura.
A differenza di quanto suggerito nella ricetta originale di dolci.it, preferisco rinfrescare la mia pasta madre qualche ora prima e non il giorno prima (pena la ovvia acidità del prodotto finale).
Procedo quindi con qualche accorgimento – anche per quanto riguarda la cottura – ed ecco i miei nuovi biscotti.
alcuni degli ingredienti
Ingredienti
(per 35-45 biscotti a seconda della sezione dei filoncini una volta formati)
400 g di pasta madre rinfrescata 8-10 ore prima (direi subito dopo aver raggiunto il “picco”: i biscotti non devono gonfiarsi)
250 g di farina (metà tipo 0 e metà amido e/o fecola di patate)
200 g di cioccolato
160 g zucchero
80 g burro ammorbidito
2 uova
1 pizzico di sale
1 pizzico di bicarbonato (per neutralizzare l’acidità)
aromi a scelta (io un cucchiaio colmo di arancia candita – 3-4 mandorle amare -1 cucchiaino di vaniglia in polvere, tutto tritato insieme)
Preparazione:
– ho impastato il lievito madre con le uova e il burro ammorbidito (potete fare in ciotola, io mi sono aiutata col bimby: 2 min. vel. spiga);
– ho aggiunto la farina mescolata con sale/bicarbonato, lo zucchero e gli aromi (ancora 2 min. vel. spiga);
– infine ho aggiunto il cioccolato al latte gusto fondente della milk@ (ho scoperto che il ciocco fondente vero e proprio, una volta cotto diventa troppo forte/acido).
Ho tagliato/frantumato in pezzettini le tavolette di ciocco e per evitare di colorare l’impasto, le ho messe in congelatore una 20ina di minuti prima di impastare. Lavorato poi per 2 min. vel. 2 antiorario spatolando; il bimby ha faticato un po’, l’impasto è morbido e molto appiccicoso.
Vi consiglio di ridurre il cioccolato in scagliette finissime (di più di come ho fatto io) per poter appiattire al meglio il biscotto una volta che si pressa… Insomma… finezza=croccantezza!!!
versione solo cioccolato
– ho formato dei minifiloncini, e per quanto possibile, ho evitato di aggiungere farina e li ho avvolti nella stessa cartaforno che poi ho usato per mettere in teglia;
– ho fatto riposare in congelatore per 1 h – 1 h e mezza(dipende dalla sezione del filoncino) e ho ridato una forma tondeggiante ai filoncini a metà congelamento;
– passato il tempo, ho tagliato a fettine ciascun filoncino;
– ho appiattito per bene, spingendo con un batticarne ciascuna fetta, frapponendo della pellicola. Ho scoperto che questo metodo è migliore per evitare di farli gonfiare, e restano più croccanti. Altrimenti basterà tagliarli e infornare subito: resteranno più morbidi;
– man mano che tagliavo e pressavo ho infornato una teglia alla volta a 180° ventilato per 15 minuti, ruotando la teglia negli ultimi 5 minuti (anche grazie alla funzione ventilato i biscotti restano più croccanti una volta freddi).
Per la conservabilità, ho saputo che dovrebbero mantenersi una settimana, ma non sono mai arrivati oltre il 3° giorno, quindi ancora non garantisco…..
Devo ancora verificare se è meglio tenerli all’aria sotto un tovagliolo (credo sia meglio), o in scatola chiusa (dove però mi sa che si ammorbidiscono, salvo mettere i soliti granelli di riso che assorbono umidità..), e visto che non vorrei mangiarli tutti nel giro di pochi giorni, è una notizia importante che mi riservo di postare in seguito…
Per sicurezza intanto qualche biscottino l’ho anche surgelato, così “appozzo” solo di tanto in tanto…
Fonte 11.V.2014
I Kürtöskalács (io li pronuncio Cùrtosh-còlacs) sono degli ottimi dolci a pasta lievitata, non so esattamente se di origini ungheresi o rumene, che necessitano di un apposito attrezzo in legno per la cottura….attrezzo che ovviamente qui non si trova, per cui mi sono aiutata come vedrete sotto.
Li ho mangiati in Romania qualche anno fa..
a Bran, all’ombra del castello di … Dracula!!
Erano favolosi..
Poi li ho rimangiati sul Mar Nero, a Mangàlia, ma non erano altrettanto buoni…
ecco i miei..
Li ho preparati convertendo la ricetta con pasta madre…
490 g farina 00
40 g pasta madre ben rinfrescata
150 g zucchero
1 cucchiaino di vaniglia naturale
2 tuorli
120 g latte tiepido
45 g olio di semi
un pizzico di sale
scorza grattugiata di un limone
Quando la pasta è bella gonfia aggiungere le uova e i tuorli, la farina e l’olio…tutto gradualmente, amalgamando per bene.
Quando la pasta inizia a staccarsi dalla ciotola vuol dire che l’impasto è pronto.
Coprire e lasciar lievitare ancora un’ora…la pasta diventa GONFISSIMA!…deve Sfrigolare quando la riprendete in mano!
Tagliare delle strisce larghe circa 2 cm (o tagliare circolarmente una sfoglia) e avvolgere sul supporto che avrete pensato (io su barattoli di caffè di metallo, rivestiti da cartaforno per simulare le dimensioni degli originali).
Passare i rotoli nello zucchero al quale avrete miscelato l’ingediente che più vi piace (cannella, sesamo, ecc.)
Mettere nel forno caldo a 200° per circa 20 min
devono rimanere in verticale e più vicini alla parte più calda del forno.
Sfornate e con delicatezza staccateli dal supporto.
Ahh.. non farsi venire la voglia di poggiare i barattoli direttamente sulla griglia del forno in cottura, ma posizionare una teglia al di sotto dei rotoloni. La sottoscritta non ci ha pensato .. ed è colato alla base del forno tutto lo zucchero che nel frattempo si caramellava.
Ho scoperto che il limoncello gradito a molte di noi signore è quello che si aggira sui 29° (contro i 33-34° o più), ma potremo variare a nostro piacimento la gradazione alcolica aiutandoci con la formuletta che riporto sotto.
Intanto questa è la mia ricetta attuale, con alcool a poco più di 29°:
10 limoni non trattati
1 lt alcool a 95° (750 ml prima e 250 ml dopo)
600 zucchero
1,8 lt acqua oligominerale

I fase – 1 settimana in 3/4 di alcool (ho voluto limitarmi ad una settimana soltanto di macerazione in alcool per evitare eventuali estrazioni di principi amarognoli dei limoni, ma per assicurarmi il sapore, ne ho messi 10 belli grandi!!).
Per la suddivisione dell’alcool fra prima e seconda fase, ho scopiazzato una ricetta sorrentina… non so ancora il perché di questa metodica, ma cercherò di approfondire.
II fase – Preparare lo sciroppo di acqua e zucchero, farlo freddare e aggiungerlo all’alcool/bucce della prima fase (ho deciso di lasciare le bucce a mo’ di macerato idroglicerico con droga compresa).
Se come me amate il limoncello un po’ più torbido, unite lo sciroppo quando non è ancora del tutto freddo.
Se invece si vuole un liquore trasparente, ho letto di aggiungere un albume battuto in mezzo bicchiere d’acqua e versarlo nello sciroppo prima di portare a ebollizione..
Aggiungere anche i restanti 250 ml di alcool.
Far riposare per 2 settimane almeno (meglio 3).Dopo il riposo, filtrare il tutto, imbottigliare e mettere il frigo (o in freezer, meglio!).***
Un altro dato che può essere utile è quello relativo alla conversione da volume a peso:
ogni litro di alcool etilico a 95° è pari a 0,789 grammi***Tutti i valori di quello che inseriamo nella ricetta concorrono alla gradazione alcolica e questa è la formula per ricavarla:(alcool/volume totale)*gradazioneLo zucchero rende circa 65 ml. ogni 100 gr. quindi nel mio caso:
(1000/3190)*95 = vol 29,78°p.s.
non abbiamo resistito, e un assaggino lo abbiamo fatto dopo una settimana della seconda fase di macerazione:
più leggero del limoncello solito, ma assolutamente pieno di profumo, grazie all’alto numero di limoni utilizzati.
Ho fatto anche la prova mettendone una bottiglina in freezer, e nonostante non sia a 40°Vol, non ghiaccia, quindi potrete tranquillamente mantenerlo in congelatore.
