Se come me adorate il (o la) Gorgonzola, ma volete risparmiare sulle calorie o sul colesterolo, potrete autoprodurvi uno spalmabile, come ho fatto io.
Lo userò a mo’ di crema sulle tartine, potrò fare dei primi gustosi con salvia e Zola, ecc…
Questo è lo spunto della D.ssa Chiara Manzi, e questa la mia Zola spalmabile, ridotta al 13% di grassi (praticamente come una ricotta) … fra l’altro è anche senza lattosio:
INGREDIENTI
30 g Inulina a Catena Lunga Sapore Puro 100 g Albumi Bio Pastorizzati in Brik Le Naturelle (equivalente di circa 3 albumi) 130 g Gorgonzola Dolce – Questa volta l’ottima Baruffaldi (stesso peso rispetto agli altri 2 ingredienti)
Ho prima frullato per un paio di minuti, con un minipimer, gli albumi con l’inulina versata sopra a pioggia, fino a eliminare eventuali grumi che si fossero formati.
Poi ho frullato 5′ con le fruste per montare a neve ferma i due ingredienti.
Infine ho continuato con le fruste ad unire gradualmente la montata e la gorgonzola per uniformare lo spalmabile.
Ho versato questo composto nelle formine per ghiaccetti e congelato, per scongelarne un po’ alla volta.
Ah, dimenticavo: ho fatto la stessa cosa, con le stesse dosi, con lo stracchino cremosissimo di Nonno Nanni. Ottimo!
… e cioè, un mio nuovo Latte Detergente che ho riesumato perché avevo omesso la pubblicazione nel 2019!
Volendo un prodotto tradizionale da alternare alla praticissima Acqua struccante (simil acqua-micellare), che ormai è un must-have nella numerosa famiglia di sorelle e nipotine, ho preso spunto dal “Vintage Cleansing Milk” di Shakarì, rendendolo più fluido come piace a me (scegliendo comunque un adeguato mix di tensioattivo, olio e pH), arrivando in questo modo al mio prodotto.
Solitamente non mi trucco se non con un po’ di correttore, blush e poco rossetto, ma, per soddisfare le esigenze di chi si trucca anche waterproof, o per togliere con più efficacia i vari solari a filtri chimici o fisici durante la bella stagione, ho arricchito questo “latte” con un tensioattivo che non bruciasse gli occhi. Si sa che i tensioattivi, se non mixati fra di loro, sono leggermente aggressivi; non è questo il caso, visto che il “diacetato” (anche leggermente condizionante), qui è unito ad una elevata dose di olio e burro di karité. Generalmente di sera massaggio tutto il viso con questo prodotto; lo tolgo con la pezzuola di bambù di Naturasì, risciacquo, passo il Tonico alla vitamina C facendo asciugare bene, e sono pronta all’applicazione eventuale di uno dei miei sieri (4 Drops oppure Vitamin C-E Plus) o altro. Per togliere prodotti waterproof sarà invece opportuno versare un po’ di fluido sul panno o su un dischetto, far agire sulla zona per qualche manciata di secondi, e togliere poi il tutto dal centro verso l’esterno dell’occhio, cercando di non far migrare il prodotto all’interno (non brucerà, ma l’olio contenuto può appannare la vista).
Se si volesse omettere il tensioattivo ricalcolare semplicemente l’acqua della formula (molti detergenti oleosi funzionano secondo la teoria che “il simile scioglie il simile”, in questo caso lo sporco grasso del viso viene tolto con i grassi del prodotto); consiglio comunque sempre di procedere al risciacquo finale e all’applicazione del tonico per asportare tutto il trucco residuo non visibile.
Ingredienti della formula
Fase A (riscaldata a 70-75°C) Acqua Lauretana (o depurata di farmacia) a 100 (67,60) Glicerina vegetale 5 Xanthan gum smooth flow 0,4
Fase B (riscaldata a 68-70°C, tranne il karitè, aggiunto fuori fuoco) Olivem1000 3 Olio di riso 17,75 Burro di karité 1,50
Fase C (aggiunta a freddo, e comunque sotto ai 35-38°C) Pantenolo soluz. 75% (vitamina B5) 1 Disodium cocoamphodiacetate 3 Cosgard 0,60 (conservante approvato Ecocert) Olii essenziali in mix (½ parte di lotus, ½ di neroli, ½ di rosa, 4 di bois de rose, 4 di geranio) 0,15 pH 6
Procedimento
Come al solito per la fase A ho preparato il gel di xantana, versandola a pioggia sulla glicerina e mescolando. Ho aggiunto acqua fredda e mescolato. Ho scaldato fino a 72-73°C e ho frullato per formare il gel. Ho scaldato in contemporanea la fase B (tranne il karité) portandola intorno ai 70°C. Ho spento e ci ho sciolto il karité fuori fuoco dando una prima frullatina col minipimer. Ho cominciato a versare in 2-3 volte la fase B lipofila nella A idrofila, frullando per una 10ina di secondi col minipimer. Sono passata poi a spatolare fino a quasi raffreddamento (non preoccupiamoci delle bolle; il giorno dopo scompariranno quasi del tutto).
Nel frattempo avevo preparato la fase C versando e mescolando gli olii essenziali nel tensioattivo e aggiungendo poi il pantenolo. Giunta l’emulsione A/B a circa 35-38°C di temperatura vi ho aggiunto la fase C. Ho pesato, aggiunto lo 0,6% di cosgard sul peso risultante, mescolato e misurato il pH. Era intorno al 6 e l’ho lasciato così. Per gli occhi andrebbe bene addirittura arrivare a 7, ma poi avrei avuto problemi col mio conservante approvato Ecocert che arriva a malapena a coprire un range di muffe-batteri fino a pH 6-6,5. Il mattino dopo, a bolle diminuite e conservante ben miscelato nel fluido detergente, ho invasettato.
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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI dei prodotti (acronimo per International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Qui sotto un sito americano e uno italiano: – ewg.org/skindeep/ – biodizionario.it Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalente di un semaforo verde-giallo-rosso) e all’ordine a scalare di inserimento nel prodotto (più prodotti con inci verde troverete ai primi posti – come per gli alimenti gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori – e meglio sarà)!
Ho sempre avuto problemi alle unghie (sempre “mangiate” forse per inconscia gelosia, fin dalla nascita della mia prima sorella …. capite bene: siamo 6 … e prolungare questo brutto vizio è stato facilissimo 😉 ).
Ma ogni tanto penso che dovrei curarle un po’, rafforzarle, evitare che si sfaldino, visto che sono molto deboli.
“L’angolo di Lola” come sempre mi è venuto in aiuto e a periodi provo con quanto suggerito sotto.
Ho acquistato bottigliette da smalto da 6 ml. e le ho riempiete con un economicissimo (rispetto ai costosi prodotti rafforza-unghie commerciali), ma efficace composto “Basic” così:
5 g olio e.v.o. (o grassi, o metà/metà con olio di ricino o altri olii) 0,6 g olio essenziale limone (20 gocce).
Utilizzo:
Per un paio di mesi (quelli invernali soprattutto, quando le unghie hanno qualche problemino in più), prima di coricarsi, applicare lo “smalto” su unghie pulite.
Far agire per pochissimi minuti e massaggiare ogni unghia.
NON lavare la mani dopo.
Chiaramente evitare di mettere il vero smalto di vernice aiuta (specialmente a periodi, meglio evitarlo: è lui, con la composizione dei solventi contenuti che deteriora le nostre unghie). Ci vuole qualche settimana almeno, ma l’efficacia è data soprattutto dalla costanza nell’applicazione.
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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione: – ewg.org/skindeep/ – biodizionario.it Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
INGREDIENTI 12 ml olio essenziale di limone (sembra sia efficace anche altro oe agrumato) 3 ml oe di cannella (quando non ho cannella, utilizzo tutto oe agrumato) 15 ml alcol 90°
PROCEDIMENTO Mescolare tutto direttamente in una bottiglietta di vetro scuro con contagocce.
Etichettare e conservare al buio in luogo fresco (io lo metto in frigo).
Prima di usarlo, lo agito per bene e ne verso qualche goccia sulla colla delle etichette rimasta sui barattolini/bottigliette.
Lascio agire e rimuovo con un panno umido o uno scottex e infine, all’occorrenza, lavo via gli ultimi residui.
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Ricerche in rete (AI) dicono anche di fare una diluizione maggiore dell’oe rispetto all’alcol (tipo 20 gtt in 100 ml). Per adesso continuo con questa ricetta che è efficace.
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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione: – ewg.org/skindeep/ – biodizionario.it Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Scimmiottando una nipotina ventenne mi sono cimentata con questo dolcetto facile facile – sempre che si seguano un paio di trucchetti – e di grande effetto.
Fintanto che la stagione fresca lo permetterà quindi ho pensato che, portare a tavola questo tortino a fine pasto se si hanno invitati, sia un’ottima soluzione.
Qualcuno dice – anche giustamente – che il “cuore” fondente non è altro che un cuore “crudo”, perché appunto, non cotto a sufficienza.
Per ovviare a questo, ove si temesse per la salute per via delle uova crude inserite nell’impasto, si potrebbero usare delle uova pastorizzate in brik (vedi nota in fondo).
Altra variante per un contrasto di colore potrebbe essere quella di immergere, nel cuore del composto direttamente nello stampino, un paio di quadratini di cioccolato bianco.
La mia versione per 12 tortini (consiglio di farne parecchi perché all’occorrenza si potranno cuocere un po’ alla volta, da congelati):
Ingredienti 250 g Cioccolato 70% Emilia 250 g Burro 280 g Uova (4 intere + 2 tuorli) 150 g Zucchero fine 70 g Farina debole 00 1 pizzico a 3 dita di sale fino
Staccante (o burro/farina o burro/cacao in polvere, per stampi antiaderenti) Stampini di alluminio usa&getta Zucchero a velo per la guarnizione finale Ho usato una teglia fina di alluminio su cui poggiare gli stampini.
Procedimento Ho messo a bagnomaria la cioccolata tagliata a coltello e il burro, mescolando continuamente (senza far toccare con l’acqua in fondo del contenitore superiore).
Quando quasi tutto era sciolto ho tolto dal fuoco, continuato a mescolare per un po’ e aspettato che il composto si freddasse fino ad arrivare intorno ai 30°C (se non si avesse il termometro, aspettare almeno 20-22 minuti).
Fra una mescolata e l’altra del bagnomaria, ho sbattuto le uova, lo zucchero e il pizzico di sale.
Una volta raffreddato abbastanza il composto al cioccolato, l’ho versato nelle uova sbattute, ho mescolato e setacciato sopra la farina, sempre mescolando.
Ho versato circa 80 grammi di composto in ognuno degli stampini precedentemente unti col mio staccante, ho coperto con cellophane e ho trasferito in congelatore.
Far stare in congelatore per almeno 12h prima di cuocere (immagino che cuocere tortini appena preparati sia possibile, ma richiede tempistiche di cottura diverse che non ho provato).
Cottura Consiglio di fare una prima prova con uno o due tortini in quanto la cottura è la bestia nera di questo dolcetto.
Ho preriscaldato il forno statico e, da congelati, ho infornato a 180°C per 15 minuti e sono usciti perfetti. Fare prove coerenti con il forno in proprio possesso (il mio che è pazzo, schizza come niente a 50°C in più).
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Promemoria per una futura versione di prova, pensata per una platea di commensali con esigenze diversificate:
250 g Cioccolato Purelite s/zuccheri (eritritolo/stevia) 60% cacao 250 g Burro senza lattosio 160 g Albume d’uovo bio pastorizzato in brik 120 g Tuorlo d’uovo pastorizzato in brik 150 g Eritritolo bio a velo 70 g Farina bio debole 00 1 pizzico a 3 dita di sale fino
Era molto tempo che non provavo la fragrante Pizza Tonda Romana come la predilige mio marito: digeribilissima grazie alla cottura prolungata, sottile e scrocchiarella sul bordo.
In passato ho preparato la Pizza Tonda Romana anche nel forno di casa, stavolta nel Forno a Conchiglia Diavola Pro, anche questo con refrattaria (più adatta per cuocere la romana, rispetto al “biscotto”). Con un po’ di esitazione iniziale quindi, visto che il calcolatore CalBal sembra non suggerire soluzioni per la classica pizza romana, ma memore dei miei precedenti tentativi, mi sono lanciata di nuovo e non ho avuto grosse difficoltà a raggiungere l’obiettivo prefissato, naturalmente col mio lievito in coltura liquida (li.co.li).
Ripeto gli ingredienti, già visibili (more-or-less) nella schermata di CalBal, per 3 pizze versione “invernale” da 165 grammi finali:
282 g Farine W300 totale (80% g.t. + 20% g.d.) 154 g Acqua 7,3 g Sale 9,2 g Olio Girasole Alto Oleico (stavolta no strutto, né olio di cocco) 57 g Lievito Liquido, qui al 100% di idratazione, rinfrescato 1:1:1 e preso al raddoppio a pH 4.11 dopo 4h circa a 24-26°C
Con una lavorazione totale di 20 ore, stavolta ho optato per una puntata corta a t.a. (21°C), un appretto lungo a t.c. (13°C) e di nuovo una fase finale a t.a. prima di stendere a matterello.
Impasto a mano prima della puntata “corta”Panielli dopo lo staglioPanielli in minifrigoPanielli prima della stesuraLievitazione del paniello dal fondo del coperchio di vetroStesura “collettiva” per far rilassare meglio i dischi“Serbatoio” centrale prima del matterelloStesura dei 165 grammi, fino a 30 cm
La mini-carrellata dei condimenti che ci piacciono in inverno:
“Calabrese” – pomodori/cipolla rossa/nduja; in uscita olio/stracciatella/prezzemolo
Salsiccia, broccoletti e fiordilatte
“Boscaiola” – pomodoro, funghi, salsiccia e fiordilatte
Bei cenni di lievitazione nonostante il matterelloFondo di una pizzaIl centro morbido
Solo nel 1933 è stata presentata al mondo la ricetta – prima tenuta segreta – dei famigerati panini Parker House Rolls di Boston, nati quasi per caso con una forma particolare, con lievito di birra e uova nell’impasto, ma realizzati poi in decine di versioni, anche con roux (tang zhong), con fiocchi di patata disidratata o a lievitazione naturale.
Qualche anno fa mi sono imbattuta in questa riuscita versione a lievitazione mista, dalla quale ho preso spunto questa volta, ma sono comunque tutte ricette molto simili fra di loro rispetto ad altre fatte in passato: il pain de mie di molti anni fa; questi panini e anche questi … tutti con gli stessi ingredienti … more-or-less.
Sotto invece, i sofficissimi panini nella mia versione lactose free a totale lievitazione naturale di questa volta.
Ingredienti per 20 pezzi (per avere più o meno panini sarà sufficiente variare la farina e ricalcolare gli altri ingredienti in base alle percentuali indicate accanto ad essi) – Idratazione totale 64,61% 900 g farina prot. 15% – metà 0/metà 00 397 g acqua – 44,11% 150 g latte Zymil fresco microfiltrato 3% grassi – 16,67% 195 g licoli 100% (rinfrescato 1:2:2 e a 23°C 6h prima) – 21,67% 60 g zucchero Zefiro – 6,67% 27 g miele acacia Verso Natura Bio – 3% 45 g latte in polvere scremato delattosato Tibiona – 5% 90 g burro delattosato Soresina – 10% 22 g sale finissimo – 2,44% 1 uovo con 2 cucchiai di latte per pennellare.
H 15,15 – Autolisi In spirale per 4-5 minuti a vel. 1-2, con tutte le farine e almeno il 55% dei liquidi. Riposo 60′ coperto fino a lievito pronto.
H 16,20 – Impasto Arrivato a livello 1,8 e pH 4.17 ho aggiunto il licoli alI’impasto autolitico, ho fatto incordare pochi minuti e poi ho aggiunto gradualmente tutti gli ingredienti residui a vel. 0-2 (prima lo zucchero/latte in polvere, poi il miele e alla fine in 2-3 volte il burro/sale emusionati insieme). Impasto 20′ totali e la temperatura finale dell’impasto era 21,5-22°C.
Trasferito l’impasto sul banco, fatte pieghe in aria, pesato (1860 grammi) e inserito in contenitore segnando il livello.
H 17 – 19 Puntata Impasto per un paio d’ore a t. 23-25°C per far partire la lievitazione
H 19 – 15,15 (del giorno dopo) – Prima lievitazione Spostato il contenitore in ambiente freddo (o cella di lievitazione) a 14-15°C per 20h circa fino ad un aumento dell’80% del volume (ho voluto evitare il frigorifero per non far “inchiodare” la lievitazione).
H 15,15 – 16,45 _ Preparazione teglie per il secondo impasto Ho pesato l’impasto, stagliato in 19 pezzi da 95 grammi suddivisi in due teglie + una piccola spia da 50 grammi (per controllare la lievitazione). Su spiano di silicone appena unto, per non aggiungere farina, ho appiattito i panetti con le mani, stesi a matterello, arrotolati e adagiati su cartaforno distanziandoli di 2-3 cm, pennellando con albume per mantenere la morbidezza.
H 17 – 24 – Seconda lievitazione Non volendo cuocere due teglie insieme, ho messo una leccarda coperta con canovaccio umido a lievitare a t. 25-26°C per 7h circa insieme alla spia, mentre l’altra teglia in pyrex l’ho lasciata a t.ambiente a circa 21°C per 8h totali.
Il panino tondo in fondo è la “spia” che ho trasferito alla fine dal suo vasetto di misurazione e che ho comunque cotto
Cottura Per dare colore ho pennellato con tuorlo/latte e trasferito in forno preriscaldato statico a 180°C per 30′ in binario basso.
Dopo 20′ circa ho ruotato e trasferito la teglia in binario più in alto e ho ripennellato con tuorlo/latte. In uscita ho pennellato con burro sciolto.
Vista la forma che ho dato, naturalmente i miei nipotini hanno voluto una cena a base di hot dog con tutti i crismi.
… o caldarroste o “callaroste”, come chiamiamo a Roma questo street-food tipico delle serate romane autunnali! E io le ho volute provare nel mio favoloso Spice Diavola Pro.
Quindi, tempo d’autunno, di cambio di ora legale, di feste di Halloween, e perché no, di una bella scorpacciata di castagne arrostite.
Stavolta le ho fatte così (ho provato anche in forno elettrico, ma non mi sono venute altrettanto bene):
5-600 gr di castagne per volta, “castrate” – meglio se a croce – col suo attrezzino apposito o un coltello seghettato avendo cura di non intaccare la polpa.
Le ho poi lasciate in ammollo per almeno 1h – 1h e mezza.
Anche i bellissimi e grandi marroni vanno bene, ma in famiglia hanno decretato che le castagne sono più saporite.
Le ho asciugate e poi arrostite per 20-25’ nel Diavola Pro (io su “biscotto” di argilla, ma credo vada bene anche su pietra refrattaria in cordierite).
Soltanto inizialmente, ho pensato anche di poggiare un cerchio sul “biscotto” rovente (o un anello da pasticceria), all’interno del quale versare le castagne che, un po’ troppo rotolanti, cadrebbero fuori dal “biscotto”.
Con un occhio al termometro integrato sul coperchio del fornetto e il mio immancabile pirometro ho cercato di non oltrepassarse mai i 150-200°C, mescolando le castagne ogni 5 minuti.
Ho impostato la manopola del termostato a 2, regolando inizialmente tutte e due le resistenze sopra/sotto. Al bisogno ho aperto il fornetto per far abbassare la temperatura approfittando per mescolare più spesso le castagne.
A fine cottura ho avvolto le castagne in un canovaccio per una decina di minuti per facilitare l’eliminazione delle pellicine.
Sono ottime (accompagnate da un buon bicchiere di vino rosso), tenerissime e facili da pulire se si sbucciano ancora caldissime.
Mi era rimasta un pochino di bella farina gialla di Enkir (triticum monococcum) del Mulino Marino e l’ho usata per questa prova.
Sappiamo che il glutine e le proteine contenute in questa farina non sono adatte alla panificazione come la conosciamo e l’impasto non si è incordato per niente, ma… vediamo com’è andata ….
Ingredienti 340 g Farina di Enkir 50 g licoli 100% idratazione – 15% 277 g acqua – 81% 10 g succo limone – 3% 7,30 g sale – 2,15% 0,45 g bicarbonato 0,13%
Procedimento Primo prefermento con 50 licoli + 50 enkir + 50 acqua. Al raddoppio, secondo prefermento c.s. 150 + 150 + 150. Al raddoppio, impasto-1 a mano, aggiungendo acqua e Enkir residui e i 10 g di succo di limone. Dopo 15 minuti, impasto-2 con i 7,30 g di sale insieme agli 0,45 g di bicarbonato e l’ultimo goccio d’acqua (17 g).
Nelle 3h successive ho effettuato 3 o 4 serie di pieghe coil folding a mani bagnate, ma senza risultato (l’impasto senza corda, si stracciava). Ho quindi trasferito nello stampo di silicone forato (un bellissimo prodotto della Silform che arriva a 230°C), il tutto all’interno del pullman (stampo lungo da toast).
Per l’idratazione, forse ho esagerato con l’acqua, visto che c’è anche il liquido del limone (e forse meglio il 70-75% come in questo pane).
La buona idea che credo di aver avuto è quella di non capovolgere assolutamente nulla durante l’infornata e lasciar cuocere nel contenitore di lievitazione ben infarinato.
La cottura l’ho fatta frigo/forno partendo da 230°C a scalare per 1h circa, scoprendo a metà cottura, e poi ho lasciato, come al solito, a fessura nel forno spento per una 40ina di minuti il pane in verticale.
Il filoncino di soli 700 grammi scarsi, ha perso poco in cottura (circa il 15%), ma è venuto talmente “composto” e carino che si potrebbe anche pensare di farci qualche crostino.
Il sapore, come pure la texture fondente e un po’ umida, ci sono piaciuti molto, ma certo non lo farei tutti i giorni (è una preziosa farina di quasi 5€ al chilo) …. Generalmente preferisco un pane più leggero, con la mia farina Buratto tipo2, sempre del Mulino Marino.
Si, sono onnivora, ma proprio per questo amo mangiare di tutto, possibilmente bio, quindi ecco una ricetta veg che contenta tutti.
Prima di infornare i bastoncini di tofu li ho marinati e la ricetta l’ho presa da qui. Consiglio di preparare molta salsa perché i bastoncini, una volta sfornati, pur se croccanti, sono molto più buoni se “affogati” in molta della salsa residua di marinatura.
IL PASTO COMPLETO E LA PREPARAZIONE SOMMARIA
Esplosione delle foto delle portate, in senso orario
Bastoncini di tofuO.di sesamo, sc.acero, ac.riso, miso, g.grano, spezieInsalata mele/maisIl mio pane semi-integrale con licoliFagioli di soia edamame (buonissimi quelli freschi da sgranare, mangiati in Giappone)
LA PANATURA DEI DUE PANETTI DA 125 GR DI TOFU DOPO LA MARINATURA DI 6H IN FRIGO
…. e, da vicino
Tofu nella marinata prima della panaturaLeggera frullata a fiocchi d’avena, g.di grano, c.flakes, s. sesamoSpruzzata olio sopra/sotto. In forno 20′ a 200°C ventilato