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Pane con farro nella macchina del pane

Questa! Una delle prime pagnotte ben riuscite nell’apparecchio acquistato durante i miei primi tempi dell’avventura con la pasta madre: la macchina del pane (mdp, per gli amici!).
Successivamente passai al forno tradizionale, impastatrice, bimby, piastra refrattaria, dutch oven, fornetto estense … e il pane nella mia cucina ha ancora un ruolo di primo piano!

A distanza di 4-5 ore dai canonici tre rinfreschi che faccio sempre, ho preparato l´impasto con la mia pasta madre nata il 3 marzo scorso (2008), cosí:
410 gr di pasta madre (è molta, volevo velocizzare la preparazione) (137 liquido-273 secco)
410 gr di farine bio (210 farro, 120 tipo 00, 80 manitoba 0)
205 acqua oligominerale (è meglio per non far crollare il pane nella mdp, ma ho aumentato anche fino al 60% di idratazione totale sul secco, 415 circa compresa quella della pm: 137+278)
10 gr di sali (9,50 sale + 0,50 bicarbonato, per circa 2 cucchiaini)
4 gr di malto d´orzo in pasta o in polvere (1 cucchiaino – 1% sulla farina aggiunta)
8 gr lecitina di soia (1 cucchiao raso – 2% sulla farina aggiunta)
18 gr olio evo (2 cucchiai colmi)
Ho impastato tutto nella mdp mettendo come al solito prima i liquidi, poi la farina e dopo un po’ dall’inizio dell´impasto una piccola quantitá dell’acqua, che avevo detratto dal totale, con dentro il sale sciolto.
Dopo questa fase, come al solito ho tolto l´impasto, ho messo in forma, ho fatto i tagli e ho messo nella mdp dopo aver levato le pale e unto i perni.
Fortunatamente nella mia macchina del pane è possibile impostare dei programmi personalizzati. Io ne ho impostato uno di 6 ore in questa maniera:
1a lievitazione 2 ore,
2a lievitazione 2 ore,
3a lievitazione 1 ora (ho visto che era lievitatissimo quindi ho preferito fare questa 3a lievitazione di 1 anziché 2 ore),
1 ora di cottura crosta chiara (poi come al solito, il sopra era bianchiccio, e ho dato una passata di solo grill dentro al microonde per pochissimi minuti)

Di questo pane può stancare la forma, ma con qualche piccolo accorgimento, sapore e consistenza sono sempre soddisfacenti.
06.VII.2008

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PANE, pizze, pizzelle e dintorni

Pane con farro

Questo, pur se è un buon pane, non mi aveva convinto troppo per l’incalzare degli orari della lavorazione e il sapore finale alquanto “neutro”, quasi da “pane bianco del fornaio” (con tutto il rispetto per chi mangia questo pane, naturalmente).
C’è però in famiglia chi apprezza meno il saporino di “antico” della pasta madre e quindi ho voluto provarlo.
Riporto quasi fedelmente le dosi ispirate alla ricetta originale (all’epoca avevo soltanto la macchina del pane e nessuno spiano di silicone; successivamente l’ho adattata indifferentemente all’impastatrice o al Bimby):
215 gr di farina di farro integrale bio
215 gr di farina manitoba 0 bio
45 gr di farina segale bio
340 gr acqua
70 gr pm rinfrescata
11 gr sali (10,50 sale + 0,50 bicarbonato)
olio per la spianatoia
Nella ciotola della macchina del pane miscelare le farine, aggiungere 300 gr di acqua (88% del totale), impastare il tempo necessario a bagnare tutta la farina, coprire e lasciar riposare 45′.
Allargare con le mani l’impasto, mettere al centro la pasta madre, versare l’acqua rimanente e impastare a velocità bassa per circa 5/7 minuti, mettere il sale, impastare per altri 10 minuti fino a che la pasta è liscia e incordata, ma ancora un poco appicicosa.
Trasferire l’impasto su silicone o spiano oliato e con mani unte impastare fino a “gonfiare ” la pasta.
Stendere l’impasto, che sarà poco estensibile, e fare una piega a tre prima in un verso poi nell’altro (due serie di pieghe in totale).
Riporre in un contenitore chiuso precedentemente oliato per 1 ora al tiepido (generalmente io lascio l’impasto coperto, direttamente sullo spiano oliato).
Riprendere l’impasto , allargarlo nuovamente e l’operazione sarà meno difficile della prima volta , fare le pieghe a tre, riporlo nel contenitore per 1 ora.
Passata la seconda ora , fare le pieghe a tre come in precedenza, l’impasto si stenderà senza difficoltà, mettere nel contenitore e lasciar lievitare quasi al raddoppio, ci vorranno 2 ore circa.
Riprendere l’impasto che sarà piuttosto gonfio e allargarlo tirando leggermente da sotto cercando di non sgonfiarlo e fare per la quarta ed ultima volta le pieghe a tre.
Lasciar riposare l’impasto 10/15 minuti, nel frattempo preparare un telo infarinato in un cestino piuttosto capiente perchè l’impasto triplicherà.
Arrotondare ora l’impasto sulla tovaglietta di silicone fino a chiuderlo, mettere a lievitare nel cestino con la chiusura in alto, coperto e al tiepido per 3-4 ore.
Portare il forno a 240°, scaldare una teglia , rovesciare il pane su carta forno, fare dei tagli e infornare
versando sulla leccarda un bicchiere d’acqua.
Dopo 10 minuti abbassare a 210° e cuocere per altri 25/30 minuti (a seconda della grandezza della pagnotta), tenendo lo sportello in fessura gli ultimi 5/10 minuti.
Il pane è cotto quando, bussando sul fondo , suona a vuoto.
03.II.2011
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PASTAiola, primi e pasta fatta in casa SALSE, sughi, condimenti, erbe

Strangozzi al tartufo con farro e albumi – Umbria

Questa volta vorrei condividere con voi questi strangozzi – una pasta tipica umbra (chi volesse approfondire qualcosa sulla storia, può vedere la nota in fondo al post) – molto simile ai nostri tagliolini laziali.
Li ho voluti abbastanza spessi e li ho tirati con la “chitarra”.
 
Da un po’ di tempo in famiglia, per stare più leggeri ed evitare problemi di colesterolo e varie, mettevo sempre meno tuorli nella sfoglia rispetto agli albumi, fino a che mi sono imbattuta in questa soluzione.
 
E’ proprio vero che la cucina è una continua evoluzione e nessuno inventa nulla, e ora questi sono diventati i miei strangozzi al farro.
Si, perché ho voluto utilizzare per la maggior parte del farro integrale setacciato (almeno il 75%), in quanto ritengo che sia una farina adattissima a questa pasta (anche perché questa preziosa farina è coltivata prevalentemente in queste zone).
Ho aggiunto un po’ di farina 00 (il 25%), per rendere lavorabile il ruvido ma digeribilissimo farro.
Infine ho lavorato il tutto con metà albume rispetto alle farine (sono partita dalla dose di albume che vedete, in quanto era quello rimasto dal brik, e l’ho usato tutto).
 

PER GLI STRANGOZZI

Ecco gli unici ingredienti per 4-6 persone
(dipende dai commensali!!)
360 g farine (270 farro + 90 tipo 00)
180 g albume
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Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è ex-Strangozzi-farro-75-e-00-25-2.jpg
Spesso utilizzo albume in brik porzionato e congelato
 
Procedimento
Ho formato la solita fontana di farina sulla tavola, ho messo dentro gli albumi e ho lavorato benissimo per almeno 15-20 minuti (sarebbe anche meglio diminuire un pochino il totale dell’albume rispetto alla farina, a patto di fare un paio di lavorazioni in più, alternate ad altrettanti riposi).
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…dopodiché ho fatto riposare per mezz’ora.
 

Ho evitato sempre di aggiungere farina nelle varie fasi.
 
Sotto le strisce di pasta (ho diviso in 6 strisce) tirate con la “nonna papera” a manovella, ripiegando e passando per ben 10 volte nella prima tacca (la più larga).
Ho fatto asciugare un pochino sotto a dei canovacci, prima di tirare la pasta con la chitarra.
Ho comunque passato di nuovo ogni striscia nella macchinetta con la tacca al massimo spessore (la prossima volta tirerò in questa fase con una tacca in meno).
 

Con il mattarello di acciaio ho tirato ciascuna striscia sulla “chitarra” ed ho messo ad asciugare, coprendo con un canovaccio, per 1 oretta prima della cottura.

 
Cottura
Almeno 5 minuti, o secondo il proprio gusto, dalla ripresa dell’ebollizione dell’acqua.

Note su questa pasta
Secondo lo storico Giuseppe Guerrini, sembra che il nome di questa pasta derivi dal verbo strangolare e dal termine stringa.
In tutti e due i casi a farne le spese erano i prelati dell’epoca, che sembra venissero strangolati con delle stringhe.
Chi volesse saperne di più, può approfondire in questo sito.
 
 
 
PER LA SALSA (presi spunto da un sito umbro, ormai non più in rete)

 

 

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Ingredienti per 4-6 persone (500 gr di strangozzi o altra pasta fresca)
Tartufi interi ……..100 gr (io ho usato un barattolino di crema di tartufo)
acciuga al sale diliscata ………1
olio e.v.o. ………..100 gr
spicchio aglio ………….1
sale e pepe ……………..qb

Questo è il barattolino (sfocato!!) della mia crema di tartufo nero.

 

Procedimento
Scaldare in un tegame largo l’olio, l’aglio e l’acciuga a pezzetti mescolando finché si sarà completamente disciolta.

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Ritirare dal fuoco non appena l’aglio sarà dorato, quindi togliere l’aglio.
Attendere che l’olio si raffreddi un poco (passaggio importantissimo secondo me, per lasciare intatto il profumo del tartufo) e unire i tartufi grattugiati o tritati, il sale e il pepe.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Salsa-al-tartufo-nero-5-1.jpg

Scolare la pasta lessata al dente, metterla nel tegame della salsa appena preparata e saltarla per un minuto a fuoco vivace.

01.III.2011

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PASTAiola, primi e pasta fatta in casa

Tagliatelle stese col matterello – La saga

Fermo restando che è meglio seguire qualche regola generale per queste tagliatelle fatte a mano e tirate col matterello (in fondo un interessante link delle Simili), qui sotto trovate anche qualche versione differenziata di questo tradizionale piatto italiano che  mi sono divertita a preparare (perdonate la lungaggine, ma è una piccola raccolta alla quale sono affezionata)!
Vi ricordo orientativamente le dimensioni di questa tipologia di pasta:
tagliatelle 5-6 mm; fettuccine 8-10 mm; pappardelle, il doppio delle tagliatelle.
**************
2ª versione – Semola rimacinata di grano duro, meno uova, olio, acqua – Realizzazione 24.VIII.2010
E se qualcuno si dovesse chiedere dove è finita la mia prima versione:
venti o trenta anni fa, fu l’unica volta che feci le tagliatelle a mano. Un vero disastro 🙁
Però tutto sommato ero giovane, figli piccoli da accudire e mi son detta: ma che mi importa delle tagliatelle, ho altro da fare!
Ora sono sempre indaffarata, ma i figli sono grandi e mi è tornata la voglia di provarle.
Un grazie alle amiche di Cookaround che mi hanno dato la carica e soprattutto a Silvana che mi ha insegnato che l’impasto è meglio farlo duro duro e asciutto, e che per riuscire meglio si devono osservare una serie di intervalli fra una lavorata e l’altra.
Nel tempo ho imparato anche che – a parte qualche eccezione (vedi pasta alla chitarra) – solitamente la farina di grano tenero vuole le uova, la semola di grano duro vuole l’acqua, ma perché non fare prove differenziate secondo il nostro gusto? In cucina nulla è vietato, ricordate?!
Questa versione di tagliatelle quindi l’ho personalizzata, utilizzando le uova, ma in misura ridotta per abbassare un po’ il colesterolo, ed eccole qui:

300 gr di semola rimacinata di grano duro (io Libera Terra bio)
2 uova
1 cucchiaino olio
2 cucchiai acqua
1) sotto, il primo impasto con solo farina e 2 uova: praticamente ingestibile (era meglio mettere tutti i liquidi da subito: io inizialmente volevo metterne meno)! Messo in ciotola coperto e aspettato mezz’ora

2) sopra, l’impasto dopo mezz’ora. Non è un cavolfiore: non ce l’ho fatta, ho aggiunto 1 cucchiaino di olio evo e 1 cucchiaio di acqua! Altra mezz’ora di riposo

3) sopra, come appare l’impasto dopo altri 30 minuti. Mmmmm, ancora troppo asciutto, aggiungiamo un altro cucchiaio di acqua;
4) sotto, finalmente dopo 1 ora e mezza totale, l’impasto rilavorato si presenta così, sempre bello sodo, ma dai!! Proviamo a stenderlo.

Per lavorare questo obbrobrio di sfoglia ho sudato sette camicie e ci ho messo un’infinità di tempo: 1/2 ora esatta di orologio.

Però alla fine, che soddisfazione: le mie prime tagliatelle semi-serie!

Qui, spolverate di semola e impacchettate. Ormai si è fatto pomeriggio, e i carboidrati li rimandiamo al giorno dopo.

Impressioni
Le ho cucinate il giorno dopo a pranzo, dopo averle messe su un vassoio, in frigo, all’interno di una busta di cellophane.
Ora, non so se prima andavano un pochino lasciate all’aria,
non so se era meglio non mettere le due cucchiaiate di acqua,
non so se era meglio tutto sommato mettere il numero giusto di uova..
Risultato: gusto ottimo, ma in cottura si sono spezzettate troppo!
Evidentemente, visto che la semola di grano duro assorbe più acqua, la prossima volta proverò a mettere da subito più liquidi (albumi o acqua, visto che voglio ridurre i tuorli).
Arrivederci alle prossime versioni!
**************
3ª versione – Farina grano tenero, meno tuorli, con olio – Realizzazione del 26.VIII.2010
Ecco quelle silvana-style, effettivamente sembrano quelle riuscite meglio!

Sempre nell’ottica di risparmiare sulle uova (per via del colesterolo), eccovi le mie tagliatelle rifatte a distanza di 24 ore da quelle mangiate il giorno precedente (2ª versione).
Eh si! Quando mi prende, mi prende brutto.
Ingredienti:
300 gr farina 0 del mulino (secondo me è addirittura una tipo 1, bella intera, come piace a me)
2 uova intere
1 albume
1 cucchiaino d’olio evo
(so che non ci andrebbe, ma poi la mia amica Silvana, chi la sente?
Voi non glielo dite, ma mi riprometto di farle anche senza olio 😉
1) Sotto, l’impasto all’inizio. Questa volta i liquidi li ho messi tutti da subito e grazie alla farina 0, l’impasto è stato da subito molto più lavorabile

2) Sopra, ecco come si presenta l’impasto (liscio e setoso), dopo 3 intervalli di mezz’ora l’uno al calduccio (ogni mezz’oretta l’ho rilavorato).
Fra un intervallo e l’altro, l’ho coperto con un cellophane e ha riposato nella mia verandina (praticamente analoga ad un forno tiepido: a Roma oggi ha fatto la bellezza di 36-38°C).

3) Questa volta è stato molto più facile tirare la sfoglia. Se notate si vedono anche i disegnini del canovaccio sotto di essa, e i bordi non sono sbilenchi e rinseccoliti come la sfoglia di ieri.
4) Tirata la sfoglia, l’ho poi messa fra due canovacci per mezz’ora ad asciugare un pochino (non fate caso a quel pazzerellone del mio “pargoletto” di 24 anni che mi sta prendendo in giro per le continue foto. A proposito, il tuorlo è andato a lui, ovetto sbattuto con 3 cucchiaini di zucchero 🙂


5) Tirata e fatta asciugare la sfoglia, l’ho tagliata e sovrapposta alla maniera delle Simili.
6) L’ho poi arrotolata, pronta per essere tagliata della larghezza desiderata

7) si prende il gruppo di rondelline di tagliatelle in questa maniera…
8) …poi si afferrano le estremità …
9) … e si sciolgono delicatamente…
10) .. si prendono 5-6 tagliatelle, si attorcigliano intorno a 3 dita, poi i lembi si mettono all’interno di ciascun nido…
11) .. prima di mettere in frigo, ho messo i nidi ad asciugare per un’oretta sulla carta scottex in un vassoio, spolverati con farina di grano duro e coperti da un canovaccio.
Prima di mettere in frigo ho chiuso tutto in un bustone di carta, tipo quelli per la farina.
C’è ancora molto da migliorare, ma vediamo se quando cuocerò queste tagliatelle si spezzeranno in cottura.
Giorno dopo:
buoneee, e non si è spezzettato niente, sono rimaste belle al dente – con 5-6 minuti di cottura – e lunghissime!

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4ª versione – Farina grano tenero, meno tuorli, senz’olio – Realizzazione 01.IX.2010
Altra prova senza olio per emulare le nostre nonne. Loro si che ci sapevano fare con la “pettola”  (ho imparato che si dice anche così).

Un po’ sbiaditelle perché in bianco vero? Buone però!
Le prime, cotte fresche, con burro e salvia –
Le seconde, dopo qualche giorno, buttate in pentola direttamente da congelate, condite con salsa al provolone piccante e zucca.
Ingredienti:
300 gr farina 0/1 del mulino
2 uova intere
2 cubetti di albume surgelato che tengo sempre nel freezer
(totale dei liquidi circa 130 gr, forse meglio aumentare un pochino alla prossima)
1) Sotto, l’impasto all’inizio. Anche questa volta i liquidi li ho messi tutti da subito, ma devo regolarmi meglio (lavorando poi la sfoglia, è risultata un po’ asciuttina).


2) Sopra, l’impasto già molto migliorato, dopo il primo intervallo di mezz’ora, al calduccio.

3) Sopra, il terzo impasto ormai bello e liscio.
4) Tirata la sfoglia, che come al solito deve risultare un pochino “leggibile”
Dicono che si dovrebbero leggere le righe di una poesia d’amore attraverso…. o quello era lo strudel? vabbe’ stiamo lì! 😉

I bordi sono di nuovo troppo rinseccolitelli (devo tenere bene a mente come fanno le Simili!)…
Solite operazioni per la sfoglia.
.. ed ecco il mio vassoietto di nidi.

Una parte le ho congelate e una parte le abbiamo mangiate l’indomani.
Per conservarle fino all’indomani, ho letto che si devono lasciare in frigo, su un vassoio di carta, con sopra un canovaccio appena inumidito
Buone e non si sono spezzettate neanche ‘stavolta, né da fresche, né buttandole direttamente in pentola da congelate.
Devo ancora capire bene quanto debbono cuocere da fresche.
Ho sempre paura per la salmonella, quindi faccio sempre 5-6 minuti abbondanti..
forse è troppo, ma “necessità fa virtù!”.
***************
5ª versione – Farina grano tenero semi-integrale + farro, senza olio –  Realizzazione 01.IX.2010
Quinta versione delle mie tagliatelle, questa volta mi sono voluta sbizzarrire con un mix di farina tipo 0/1 e farro integrale setacciato, senza aggiungere olio nell’impasto…
…e continua la saga, alla ricerca della tajatella perfetta. Riusciranno i nostri eroi …?

Ingredienti
300 gr farine (150 gr tipo 0/1 + 150 gr farro integrale setacciato)
150 gr liquidi (2 uova intere + albume pastorizzato e che tengo sempre per qualsiasi evenienza nelle formine del ghiaccio)
Procedimento
Per prima cosa setaccio le due farine

Poi formo la solita fontana di farina graaaande sulla tavola, e ..


… dall’alto:
– impasto dopo mezz’ora di intervallo coperto, al calduccio
– dopo 1 ora
– dopo 1 ora e mezza (Silvana fa anche molti più intervalli credo, ma non mi andrebbe di allungare troppo i tempi..)
Fra un intervallo e il successivo, ricordarsi sempre di chiudere “a bottone” il sotto della palla..

Impasto perfetto da subito… e Giotto mi fa un baffo 😉 , nuuuuuu scherzo Giottinooooo…

Naturalmente, nelle varie operazioni di “tagliatellamento” della sfoglia, la mantengo coperta con un canovaccio, per impedire che nel frattempo si asciughi oltremodo, e si spezzetti successivamente in cottura.
Ah! Naturalmente le altre versioni ve le risparmio, ma successivamente le ho tirate anche con la “nonna papera” 😉
Fonte 31.V.2007