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COSMETICANDO, casa e persona

Crema riparatrice mani

Ho realizzato questa versione di crema riparatrice mani con prodotti quasi totalmente a “bollino verde”.
E’ ispirata alla formula de L’angolo di Lola, ma dopo alcuni tentativi e relative sostituzioni, ritengo di essere arrivata (almeno per adesso) al prodotto eco-sostenibile che cercavo!
La trovo ottima, e ripara veramente.
Ormai è nella mia “to-do-list”: amiche, nuora, e anche le mie mani, me la chiedono in continuazione 😉
Sotto come realizzo generalmente la mia versione per 100 grammi di questa crema.
Fase A (o acquosa, o idrofila)
Acqua (Lauretana) a 100 (65,58: a questa quantità si arriva per differenza sottraendo a 100 grammi il totale degli ingredienti inseriti in formula)
Xanthan smooth flow 0,30 (se volessi una crema leggermente più corposa potrei aggiungere 0,10 di xanthan gum normale)
Allantoina 0,35
Glicerina 10
Fase B (o grassa, o lipofila)
Alginato 0,50 (prima di scaldare il tutto lo sciolgo preventivamente nel tocoferile a.)
Burro cacao 2 **
Burro karité 2 (lo aggiungo fuori fuoco) **
Caprilico caprico trigliceride 4
Olio Avocado 4 **
Tocoferile acetato 3 (oppure 1,5 tocoferolo + 1,5 altro olio)
Alcool cetilstearilico 50/50, 1
Olivem 3
Fase C (inserimento principi attivi)
Soluzione Sodio ialuronato 1%, 1,25
Pantenolo 75%, 2
Estratto CO2 calendula 0,3 (sciolto in un grammo di avocado preso dalla fase B e nelle gocce di olii essenziali) **
Salvacosm DB 0,6
Profumazione con olii essenziali – 3-4 gocce (quando e se profumo le mie creme, generalmente utilizzo olii essenziali, oppure mix di questi realizzati da me) **
** da agricoltura Biologica

Peso precedentemente tutti gli ingredienti per averli pronti per la lavorazione.
Fase A
Preparo prima il gel di xantana stemperandola nella glicerina.
Poi aggiungo quasi tutta l’acqua.
Se non ho tempo frullo da subito per alcuni minuti per far aprire il polimero (xanthan gum) e far formare bene il gel, altrimenti lascio riposare per un po’.
Dopo una mezz’ora trovo che il tempo ha fatto il lavoro per me, e il gel è quasi del tutto formato, ma io preferisco dare comunque una frullatina.
Aggiungo l’allantoina sciolta precedentemente in una piccola parte di acqua presa dal totale e finalmente scaldo il tutto a 70°C.
Se si è abbastanza padroni nelle emulsioni, si potrebbe lasciare una piccola parte di acqua fredda da aggiungere dopo (ad un corso mi è stato insegnato che questo è un ulteriore metodo per freddare l’emulsione prima di procedere all’inserimento degli attivi della fase C!).
Fase B
In contemporanea procedo al riscaldamento della fase lipofila fino ad un massimo di 70°C o comunque fino a scioglimento degli emulsionanti cerosi. Aggiungo fuori fuoco il burro di karatè e spesso do una frullatina con minipimer a questi grassi prima di inserirli nella fase idrofila.
Verso quindi la fase B nella fase A (le due fasi devono stare a temperatura analoga di circa 60-70°C; meglio che sia quella acquosa la fase più calda, che non il contrario) e procedo a creare l’emulsione, alternando l’utilizzo prima di minipimer e poi di spatola, fino a far quasi raffreddare la crema (aiutandomi se possibile, con un bagnomaria freddo).
Fase C
Una volta portata l’emulsione delle due fasi precedenti quasi a raffreddamento (25-30°C circa), aggiungo uno alla volta i vari attivi della fase C (facendo attenzione a non versare in stretta successione la soluzione di sodio ialuronato e il pantenolo: smonterebbero l’emulsione), la profumazione e il conservante.
Spesso, in questo momento, prima di aggiungere l’attivo, lo mescolo preventivamente con una piccola parte di crema presa dal totale.
Misuro il pH con le cartine al tornasole e se occorre procedo con poche gocce alla volta di soluzione al 20% di idrossido di sodio (per alzare il pH) oppure acido lattico o citrico (per abbassarlo). In questo caso il pH della mia crema risulta 5,5-6, quindi non tampono.
La crema ha una bellissima consistenza appena un po’ fluida e un colore giallino (dato dal fantastico e lenitivo estratto di calendula). Copro e metto in frigo il becher con la crema per poterla trasferire dopo qualche ora nei contenitori dedicati (in modo di far scomparire anche le eventuali microbollicine di aria incamerata).
Reggerebbe anche in vasetto, ma per igiene e praticità (si potrà trasportare in borsa), preferisco traferire la crema in dosatori airless.
Qui il video della ricetta realizzato dalla brava Shakarì

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).

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COSMETICANDO, casa e persona VARIE - Quel che resta, e non è poco

Aloe arborescens – efficace doposole e non solo

Incuriosita dalle decantate virtù di questa pianta, tempo fa mi sono convinta a comprare un’ Aloe Arborescens Miller di circa 5 anni, per averla sul balcone.

Per guarigioni miracolose non so, ma da mia testimonianza diretta vi assicuro che per un’estate intera, prendendo qualche foglia qua e là (l’isola greca dove soggiornavo ne era piena), e spalmandomi sul corpo dopo la doccia l’interno gelatinoso di una foglia spellata, mi sono salvata non solo dalle ustioni, ma addirittura non ho avuto neanche la classica spellatura alle spalle di fine stagione!
Ne ho fatto anche un gel cosmetico (sembra che anche in questo caso l’aloe arborescens abbia molte più proprietà rispetto all’aloe vera)  ma è da tenere in considerazione che, a prescindere dai conservanti che ho utilizzato, analogamente a qualsiasi altro infuso da pianta fresca anche l’aloe è soggetta a ossidazione, quindi problematica da utilizzare in tal senso.
Se può essere utile, ho comprato qui la pianta, ma ci sono altri posti certificati in Italia dove viene coltivata biologicamente.
Per chi fosse interessato poi, c’è questa ricetta dello sciroppo di P. Zago.
Io l’ho preparato per un periodo, diciamo senza nessuna pretesa di guarigioni mirabolanti per qualche malattia particolare (oddio, se mi ringiovaniva di una 30ina d’anni  sarei stata contenta, eh?!) ma solo perché appunto, sono curiosa di fare nuove esperienze.
INGREDIENTI
350∼500g miele d’api biologico (meglio se di castagno o comunque non millefiori)- minimo 46,66%
40-50ml di distillato (circa 6 cucchiai monocultivar di grappa, cognac, whisky, ecc.) – minimo 5,33%
350g Foglie di Aloe Arborescens bio: 3-5 foglie o più, fino a raggiungere il peso – minimo 46,66%
PREPARAZIONE
Raccogliere le foglie necessarie di sera, nell’oscurità, avendo avuto cura di innaffiare la pianta qualche giorno prima, e non a ridosso della raccolta.
Lavorare tutto in penombra (ad esempio con la sola luce della tv, onde evitare di avviare velocemente l’ossidazione delle foglie tagliate).
Togliere le spine dai bordi delle foglie e la polvere depositatasi, utilizzando uno straccio strizzatissimo-appena umido o una spugna.
Tagliare a pezzi le foglie (senza togliere la buccia) e metterle nel frullatore assieme al miele e al distillato prescelto.
Frullare bene e il preparato è pronto per il consumo (l’ho fatto nel bimby).
Non filtrare, né cuocere.
Il frullato ottenuto deve essere messo in frigorifero in un barattolo scuro, ben chiuso (ho schermato il barattolo di vetro con un foglio di alluminio).

Rifatta di recente 1/4 della dose consigliata (preferisco rifarlo spesso!)

DOSI E MODALITA’ CONSIGLIATE SECONDO PADRE ROMANO ZAGO
Agitare bene prima dell’uso.
Avendo cura di aprire il barattolo in zona buia, prendere un cucchiaio da tavola 20 o 30 minuti prima dei tre pasti principali (colazione, pranzo e cena).
Una volta iniziato il trattamento è importante assumere tutto il contenuto del barattolo.
Appena finito, è consigliabile sottoporsi a una visita medica per verificare eventuali miglioramenti.
Il risultato delle analisi offrirà indicazioni sugli effetti ottenuti e suggerirà la procedura da seguire.
Se i risultati dovessero dimostrare che non ci sono stati miglioramenti con il primo barattolo, è necessario ripetere l’operazione dopo una pausa di 5-10 giorni. Tale ciclo dovrà ripetersi tante volte quante sono necessarie per eliminare il male.
Soltanto dopo i primi quattro tentativi senza esito positivo si deve ricorrere ad una dose doppia, cioè due cucchiai prima di ogni pasto.
– Dal canto mio posso dirvi che per fare lo sciroppo ho letto che il miele migliore (biologico), sia quello di montagna di castagno… e comunque mai il millefiori.
– La grappa (meglio se biologica) da usare è meglio quella proveniente da un solo tipo di uva…
– La raccolta e lavorazione va fatta quanto più possibile al buio o quasi, e si deve anche bere al buio!
– Le foglie vanno raccolte quando non si innaffia da almeno qualche giorno, altrimenti si “annacquano” anche le proprietà (accidenti quante ne vuole ‘sta pianta eh?!!!)
Per altre notizie si rimanda – oltre che alle informazioni della rete – soprattutto ai consigli dei propri medici prima di intraprendere qualsiasi iniziativa.

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 16.VII.2012

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COSMETICANDO, casa e persona

Come mi coloro i capelli

Eh, sí! L’etá c´è, qualche capello bianco pure. Devo dire che sono una fortunata, e per gli annetti che ho, fra i miei capelli castano scuro naturali, di capelli bianchi ne ho relativamente pochi.
Peró sono antipatici no?
Visto che sono pochi e che ci tengo alla salute (da buona aficionada di Cookaround e anche dell’Angolo di Lola), me li coloro in maniera ecosostenibile, cosí:

Ogni riccio un capriccio!

Ingredienti della ricettina attuale (dosi per una testina con capelli di lunghezza media):
– succo di 1 limone
– 1 yogurt naturale, magro o intero è uguale
– un paio di cucchiai colmi di henné rosso naturale (lawsonia inermis – le polveri delle erbe di Janas sono considerate ottime o lo potete comprare in erboristeria a peso, ma accertarsi che non contenga picramato)
– 30 grammi di henné nero o indigo bio – stesso discorso come sopra (Janas)
– 1 cucchiaino di olio di mandorle (facoltativo, per capelli secchi)
– 5 gocce di olio essenziale di lavanda (facoltativo)
– un paio di guanti di lattice, per non annerirsi le mani
– un po´ di acqua calda da aggiungere all’occorrenza alla pappetta, subito prima di colorarsi

Procedimento:
– in un vaso capiente di vetro versare lo yogurt
– versarci dentro le due polveri di henné e mescolare
– spremere il limone e versarlo sull´impiastrino e mescolare ancora
– volendo, aggiungere olio di mandorle e olio essenziale di lavanda (io solitamente mi comporto diversamente; vedi sotto)

– chiudere avvitando bene il coperchio e lasciar macerare per qualche ora (in teoria l’indigo non si dovrebbe acidificare, anzi, ma io faccio da anni questo lavoro e la chioma non ne risente, e poi – diciamocelo – non farei mai un doppio passaggio di “tinteggiatura”, uno acidificato e uno basificato).
– al momento di colorarsi, se occorresse, aggiungere un po´ di acqua calda e mescolare (in inverno la pappetta è troppo fredda)

– lo applico con le mani, protette da guanti di lattice, spalmandolo con le dita
– tengo l´impiastro per minimo 1, ma anche fino a 3 ore, intanto che faccio le faccende di casa
– naturalmente dopo aver ben chiuso la testa fra due cuffie di nylon ed una fascia che non faccia colare l´henné quando si scalda, con la temperatura corporea
– dopo circa 3 ore, in mancanza dell’olio da inserire nell’impastino, metto un po’ di balsamo autoprodotto e sciacquo via ripetutamente tutto il terriccio senza usare shampoo (vi consiglio di raccogliere il grosso della fanghiglia in un catino capiente, se non volete che la vostra vasca si intasi nel giro di breve tempo)
– faccio lo shampoo dopo un paio di giorni (questo dà modo all’henné di non “scaricare” troppo da subito e attecchire meglio)
– consiglio in piú: per la prima notte dopo l´henné, dormite con una federa scura o un asciugamano sulla federa (potrebbe tingere ancora per un po’)
– sembra che l´henné sia anche un ricostituente del capello.
Difetti:
– dovete sopportare l´odore non esattamente piacevole che ha l´henné
– Ad una cookina che aveva già una tinta chimica precedente ha “inverdito” i capelli, quindi assolutamente da evitare sui capelli tinti.
Ciao a tutte e buon colore salutare
Ah! Dimenticavo:
prima

e dopo

ecco i fili di rame al posto di quelli d´argento

appena asciugati a testa in giú

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).

Fonte 19.IV.2009

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COSMETICANDO, casa e persona

Doccia all'avena

Non ho alcuna pretesa di trovare il nirvana della cosmetica ecosostenibile… mi voglio solo spalmare un po’ di quello che mi piace e che va bene per la mia pelle, in alternativa ai costosi e sicuramente meno salutari cosmetici in vendita nei super/farmacie/erboristerie/online, ecc.
Non si tratta di cucina, ma questa volta ho deciso per la versione golosa di un preparato a base di avena per la detersione della mia pelle secca (pur potendo provare altro – farina di riso, di soia, ecc. – questa farina dovrebbe essere la più indicata per me).
Ho estrapolato questo metodo dal forum di Promiseland e, vedete sotto il risultato – immerso nel mio basilichino greco…

Per la mia pelle secca e matura, l’ho fatto così:
– ho preso della farina di avena integrale che avevo (ma se la trovate raffinata è anche meglio per evitare che vi scrubbi troppo, se avete la pellaccia pareccho delicata o secca come la mia) – diciamo 4-5 cucchiai colmi
– ho aggiunto 1 cucchiaio di cacao amaro in polvere
– ho frullato tutto per bene per raffinare ulteriormente la farina integrale (col bimby)
– ho setacciato il tutto
– ho invasettato la parte più fine della setacciatura (il resto – meno raffinato – l’ho tenuto per me), ho aggiunto 4-5 chiodi di garofano per l’azione antibatterica che hanno, e ho chiuso ben bene il coperchio
– l’ho vestito a festa e lo regalerò ad un’amica..
Naturalmente l’ho fatto anche per me (il mio preparato sarà più scrubboso) … ma… manca qualcosa??????
Yesssssss: manca il liquido, cosa essenziale per potersi lavare con la pappetta che verrà fuori.
Visto che ho imparato che nei cosmetici, se c’è una base acquosa, c’è proliferazione batterica, a meno che non mettiamo conservanti, pur se ecocompatibili – e io non li uso ancora – meglio preparare la biodoccia al momento.
Quindi domattina preparerò la pappetta così:
– un’oretta prima di docciarmi, per dar modo all’avena di tirare fuori il suo lato migliore, prenderò l’equivalente di una tazzina di questa polvere (togliendo chiaramente i chiodi di garofano) e la mescolerò con del latte tiepido-caldo (o anche acqua)
– con questa pappetta mi impiastriccerò ben bene la pelle precedentemente bagnata, massaggiando, e poi la laverò via.

Ed ecco la pappa golosa:

Volendo fare le cose al meglio, potremmo spingerci a fine doccia, a riacidificare la pelle con un ultimo risciacquo mirato.. così:
ci prepariamo 1 litro di acqua minerale naturale (o di rubinetto se non troppo clorata), ci versiamo dentro 1 cucchiaio di aceto balsamico e una goccia di profumo..
Sembra garantito che l’odore di aceto sarà pressoché nullo.
L’acqua così preparata si conserva in frigo per pochi giorni.
Una variante .. sempre delicata (fate scegliere alla vostra pelle per questo… quello che piace a lei, dovrà stare bene a voi):
– un’oretta prima della doccia fare la pappetta di sola farina di avena usando acqua calda (anziché latte)
– prima di entrare nella doccia massaggiarsi con poco olio (mandorle o oliva o riso, ecc… )
– procedere quindi a docciarsi come sopra…
Variante per pelli grasse:
– provare un cucchiaio di argilla verde al posto del cacao.
ok.. ciao e buone docce…
Conclusioni del durante e dopo doccia:
– vi ricordo che per prima cosa potrete passare il pastrocchio anche sul viso: molto meglio di molti detergenti in commercio;
– preparatevi una “lavetta” (asciugamanino per lavarsi) o una spazzola morbida per distribuire la pappa anche dietro.. o la schiena resterà fuori dal massaggio;
– il piatto doccia diventa color cioccolata se non state attenti… ma con un attimo si sciacqua via il tutto (per ovviare la prossima volta potrei fare la base lavante senza cacao.. magari aggiungendo 1 cucchiaio di farina di soia, altrettanto grassa al pari del cacao.. all’incirca..);
– dopo l’asciugatura, la pelle del corpo stava benissimo… sul viso invece ho sentito leggerissimamente “tirare” .. non so se è un effetto buono.. nel senso che un po’ di tensione rassodante alla mia pellaccia non fa mica male, no?! Naturalmente ho subito messo il tonico (che ancora non mi sono mai fatta, ma proverò anche quello), e una cremina da giorno che hanno risolto all’istante…

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 09.VIII.2013

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COSMETICANDO, casa e persona

Cold cream

Caratteristiche di questa crema:
– fu la prima crema per la quale nel 300 d.C. si iniziarono a preparare delle simil-emulsioni con un po’ d’acqua (prima si facevano solo unguenti a base di olii, burri);
assenza totale di conservanti!
– è moto difficile che venga bene a meno che la si mescoli continuativamente fino a raffreddamento, anche un’oretta buona (con minipimer prima e con spatola poi).

Con quello che stavo imparando ne L’angolo di Lola e girovagando in rete, nel 2013 mi cimentai nella preparazione del mio primo cremotto classico: una cold cream.
Un must per chi comincia a spignattare.

Nella foto che segue, versione rosa, densa, del 2013

E’ risaputo (fra gli addetti ai lavori) che questo tipo di crema è molto unta, quindi è prevalentemente destinata a mani o piedi prima di andare a nanna – previi guantini di cotone.
Una cosa è certa: non si mantiene all’infinito, ma è naturalissima, perché la pochissima acqua contenuta non richiede uso di conservante!!!
Con queste percentuali originali di cold cream densa, visto che si conserva in frigo era troppo dura da prelevare:
60% olio
20% cera d’api
20% acqua di rose
Ho preferito allora prepararmi la cold crem fluida (quella verdina chiara nelle foto sotto).
Fornisco le dosi (relative a 85 grammi) trovate su L’angolo di Lola:
60% olio
5% cera d’api
20% acqua di rose
Per essere più razionali, ecco le stesse dosi, rielaborate da me, rispetto a 100:
70,59 Olii
5,88 Cera d’api
23,53 Acqua di rose senza conservanti
Restando nelle dosi indicate però, per la mia ricetta 2018, ho diminuito in minima parte e opportunamente gli olii e l’acqua, solo per quel tanto che mi permettesse di inserire alcuni ingredienti per provare a rendere meno untuosa la crema, migliorarne la stabilità e aggiungere qualche goccia di olii essenziali per “smorzare” l’odore non straordinario di questa naturalissima crema.
A1
70,20 olii (soia non ogm 30, vinaccioli 24,20, avocado 10, babassu 4, tocoferolo 2)
5,88 Cera d’api
0,20 Silica (miscelata bene in un po’ degli olii presi dal totale e poi scaldata insieme)
0,03 oleoresina di rosmarino (1 goccia)
A2
0,16 olii essenziali di pompelmo senza furocoumarine + lavanda (8 gocce) in un cucchiaino degli olii presi dal totale e aggiunti quando la temperatura della crema era intorno ai 35°C
B
20,03 Acqua di fiori d’arancia (quella alimentare, già conservata, per le pastiere)
2,50 glicerina
1 sale fino
In vasetti di vetro, separatamente, ho scaldato a bagnomaria la fase A1 e la B.

 Una volta sciolta tutta la fase A1 (subito sotto a 70°C), ho aspettato ancora un paio di minuti e poi, sempre nel bagnomaria, ho unito a filo la fase B intorno agli 80°C (ricordo che questa cold cream è una A/O, acqua in olio).
Ho frullato  ininterrottamente per più di un’ora con un minipimer, alternandolo dopo qualche minuto ad una spatola di silicone, per riportare sempre giù dalle pareti del vasetto, tutti i residui cerosi che intanto si formavano.
Una volta raffreddata a sufficienza l’emulsione (intorno ai 30-35°C), ho aggiunto la fase A2 (ricordo che è meglio non aggiungere altro ad emulsione raffreddata, pena la separazione della crema).
Ho continuato a frullare ancora un po’, fino a che il fluido si è raffreddato dolcemente (non forzare il raffreddamento, pena la mancata buona emulsione).

Una volta freddata l’emulsione, ho aspettato ancora un’ora circa dando di tanto in tanto una mescolatina e poi, dopo aver travasato la parte da usare, ho messo il resto in frigo.

Nelle condizioni ottimali potrebbe durare almeno un mese in frigo; se siamo fortunati anche di più.
Comunque meglio non conservare questa crema in ambienti con escursioni termiche continue (il bagno).
Io ho utilizzato l’acqua di fiori d’arancio alimentare conservata e ho lasciato “indietro” in frigo un piccolo batch di prodotto proprio per verificare.
P.S. del 25 maggio 2019
Da non credere:
non ho avuto il coraggio di riapplicarla perché non ho strumenti di laboratorio che testino lo stato di “salute” della crema, e quindi per sicurezza ho buttato via tutto, ma se è vero che è sufficiente che non ci siano muffe, né variazioni di colore, né di odore, né di consistenza, a distanza di un anno la crema ha solo avuto bisogno di una rimescolata per un leggero affioramento d’olio, ed è ridiventata perfetta e fluida. Click.

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 22.VIII.2013

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COSMETICANDO, casa e persona

Gel di aloe

Questa volta, vorrei scrivere a proposito della mia esperienza con la preparazione di questo gel, un tuttofare a detta di molti, ma anche una “bolla” di marketing per altri…

 Nella foto, avanti l’aloe vera (utilizzata questa volta per il mio gel), e dietro l’aloe arborescens (ritenuta perfino più preziosa dell’aloe vera).

– dopo una decina di giorni che volutamente la mia aloe vera non era stata innaffiata, di sera, al crepuscolo (ho letto che la pianta va lavorata velocemente: l’aria e la luce la ossiderebbero in fretta), ho prelevato due foglie, incidendole alla base della pianta;
– entrata in casa – dove ho lavorato con una luce fioca e lontana dalla postazione dove stavo lavorando – ho velocemente lavato le foglie e le ho asciugate;
– le ho messe poggiate come vedrete nel video, a 45° per un po’, per perdere l’eventuale liquido giallo (l’alloina, dannosa a quanto dice qualcuno). La mia aloe non mi sembra che ne avesse, o forse non l’ho saputa togliere, comunque.. procediamo..
– mi ero preparata un po’ di attrezzatura intorno: tagliere di plastica, coltelli taglienti, piatti puliti, tovaglioli di scottex, canovacci, formine per il ghiaccio di silicone con fondo flessibile; frullatore (io il bimby, ma anche un minipimer va bene);
– per procedere a “sfilettare” le foglie ho trovato diversi suggerimenti in rete. In tutti i video, chi ci mostra il proprio metodo, lavora alla luce del sole…. naturalmente credo che lo facciano per mostrarci meglio come fare, ma io preferisco agire come ho detto sopra.
Ho scelto questo video su youtube che, pur essendo in inglese, ci mostra in maniera inequivocabile come tagliare le foglie per ricavare il magico gel (e secondo me, questo è un buon metodo);
– una volta frullata nel bimby tutta la polpa ricavata, l’ho versata direttamente nelle formine per il ghiaccio..

.. ed ecco i miei ghiacciolini il giorno dopo, quando li ho trasferiti in una bustina
Sorry per non aver potuto fare foto del procedimento.. ma, vista l’oscurità nella quale lavoravo, non si vedeva un (you)tubo!
Utilizzi:

  • per i miei spignatti cosmetici
  • per bere il gel, a detta di molti ottimo per le sue proprietà
  • ma soprattutto come doposole (ho provato sulla mia pelle che una foglia passata sulla schiena dopo essere stati al sole tutta la mattinata, aiuta a lenire le bruciature e a non “spellarsi”).

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 25.VIII.2013

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Oleolito alla lavanda

Ancora una preparazione del mio mini-angolo cosmetico: il lenitivo e rilassante Oleolito alla Lavanda.

 Circa un mese e mezzo fa, grazie ad un bel mazzetto di lavanda secca che un gentile collega ha regalato in ufficio a noi femminucce, ho avuto l’occasione di avviare il mio primo oleolito.
Qualche annotazione su cos’è un oleolito:
…non è altro che il risultato semplice ed economico di una macerazione di una o più piante in un olio vegetale per estrarre le proprietà delle piante stesse (notare che non tutte le piante sono adatte per fare oleoliti).
… proprietà della lavanda:
aromatiche, purificanti, antisettiche, sedative, antispasmodiche.
In giro in rete, ognuno troverà gli utilizzi che meglio crede, io vorrei farci dei massaggi post doccia o lo unirò al momento a creme massaggio corpo o lo userò come “attivo” in qualche crema viso.
Ma partiamo con il procedimento (non ci sono dosi precise da rispettare, dipende da quanti fiori riuscite ad avere).
Ho preferito il metodo al buio e al fresco che mi è sembrato più dolce e più “giusto”..
Fra l’altro ho letto che senza sole diretto, il nostro oleolito di fiori secchi si preserverà meglio da eventuali irrancidimenti.
1° giorno – 29 luglio 2013
Ho cominciato con lo sfilettare unicamente i fiori (o droga, come si dice) dagli steli della lavanda.
Li ho versati in un vasetto di vetro da mezzo chilo (tipo quelli del miele), e l’ho riempito di olio, facendo sì che la lavanda fosse del tutto coperta e che contemporaneamente non restasse spazio fra il materiale immesso e l’orlo del vasetto.
Ho usato olio di riso (ma vanno bene anche altri olii che resistono bene all’irrancidimento: girasole – deodorato direi – o oliva, ma è un po’ forte).
Visto che non avevo altri aiutini per la conservazione, ho pensato di aggiungere un cucchiaino di rosmarino secco e mescolare bene (sperando nel potere antisettico di questa pianta, anche se secondo me è meglio evitare, per l’odore pronunciato che rilascia).

Sarebbe stato meglio sostituire 1/3 o 1/4 dell’olio utilizzato con altrettanto olio di jojoba (che poi è una cera, e per le sue proprietà aiuta ad evitare irrancidimenti, ma non ne avevo disponibile, costa veramente tanto, e conto di usarlo quando sarò più esperta!!).
Quando lo acquisterò per le mie creme inoltre, vorrei aggiungere da subito uno 0,25% di tocoferolo puro (praticamente è vitamina E, e grazie al suo potere antiossidante, anche questa sostanza preserva il nostro oleolito, oltre ad essere prezioso per la nostra pelle).
Ho avvitato il coperchio, schermato il vasetto di vetro con fogli di alluminio, ho datato e riposto in un posto fresco di casa (in cantina sarebbe stato anche meglio, ma poi sarebbe stata difficile l’agitatina quotidiana che dovevo praticare all’olietto).

Ogni giorno ho agitato il vasetto (anche ogni 2 o 3 giorni va bene).
La prima volta ho mescolato con un cucchiaino, ma per il resto del periodo ho solo scosso ben bene.
Dopo 40-45 giorni si può procedere al primo filtraggio.
42° giorno – 8 settembre 2013.

A fine periodo ho versato il tutto in uno schiacciapatate, poggiato sopra ad un colino a maglie fitte, poggiato a sua volta sopra ad una terrina, tutto ben lavato e asciutato bene.
Lo schiacciapatate mi è servito a mo’ di torchietto per estrarre al meglio le proprietà dell’olietto migliore: quello ancora all’interno della droga ormai sfruttata.

Ho versato poi il ricavato non ancora limpido, in un vasetto di vetro pulito (schermando anche questa volta con carta di alluminio).

Dopo 24-48 ore si può procedere al II filtraggio
Non ho trovato notizie sulla possibilità o meno di agitare il vasetto anche in questo periodo, credo non serva più ormai, ma ho agitato ben bene dopo un giorno e ho filtrato il giorno successivo.
44° giorno – 10 settembre 2013
Questa volta ho proceduto al II filtraggio utilizzando un foglio di cartacasa, per rendere limpidissimo il mio oleolito.

Ho ricavato all’incirca 200 grammi di olio profumato.

Se non cambierà odore o diventerà rancido, immagino di poterlo utilizzare molto a lungo (ho letto anche fino a 3 anni), e comunque per quanto mi riguarda non oltre la scadenza naturale dell’olio utilizzato (in questo caso 30 settembre 2014).

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti a un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 11.IX.2013

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COSMETICANDO, casa e persona

Struccante bifasico

Questo prodotto nasce dalle conoscenze acquisite dalla mia ultima passioncella per la cosmesi naturale e dalla richiesta di una nipote che voleva qualcosa che non le bruciasse gli occhi al momento dello strucco, da usare al posto delle solite salviettine struccanti, pratiche, ma a volte piene di petrolati (bellissima di zia, lei!! Per ringraziarmi, con un sms carinissimo me lo ha definito: perfect!!! Make-up of make-up artists) ….

Non ho volutamente aggiunto conservante (in un prodotto per gli occhi non mi andava proprio di metterlo), anche se c’è da dire che le infezioni oculari sono pericolose…
Per limitare al massimo i rischi quindi, occorrerà osservare la massima igiene di utensili e ingredienti, e magari ripeteremo più spesso la preparazione utilizzando metà della dose indicata.
Naturalmente conserveremo lo struccante in frigorifero!
Per i motivi di cui sopra non volevo neanche postarlo – fra l’altro occorre estrema attenzione che non vada negli occhi (non brucia minimissimamente, ma con l’olio a me si appannano gli occhi ed è fastidioso) – ma visto il successo riscosso dalle nipoti che me lo hanno richiesto più volte… eccoci qua…
Quindi, per puro spirito di condivisione vi presento questo efficace struccante bifasico, ma voi dovrete deciderete autonomamente se voler riprodurlo o meno senza conservante … vi consiglio magari di farne pochino alla volta e conservarlo in frigo…(per completezza comunque riporterò fra gli ingredienti anche il nome del conservante spesso utilizzato in “spignattologìa” e riconosciuto Ecocert 😉 )
E veniamo alla preparazione, effettuata con un occhio di riguardo alla perfetta igiene della zona di lavoro e degli utensili.
Una volta fatto, l’ho conservato in frigo in bottiglietta di vetro scuro e dispenser, precedentemente lavati in lavastoviglie e sterilizzati.
Non ho quindi mai toccato il prodotto interno alla bottiglietta (per l’utilizzo, rimando a quanto scritto sotto).
Dopo circa 2 settimane di utilizzo era ancora profumato come il primo giorno e non ho avuto problemi di sorta.
Facendolo senza conservanti, per “eccesso di zelo”, meglio farne 1/3 o metà per farlo durare 5-7 giorni, ma sotto viene riportata la formula per i 100 grammi
Ingredienti per 100 grammi di prodotto finito
65 Acqua bollita e freddata (meglio di eventuali infusi di camomilla e varie: ***vedi nota sotto)
20 oleolito alla lavanda/rosmarino in olio di riso (la volta successiva ne ho messi soltanto 5 grammi. Visto che il mio o. è profumatissimo, è sufficiente anche così, integrando naturalmente le dosi con altri olii vegetali. Esempio: 5 gr di oleolito + 15 gr di olio di girasole bio deodorizzato)
5 olio di ricino
5 glicerolo
5 Eos detergente base
16 gocce di conservante Cosgard (0,6% – io non l’ho messo)
Ed ecco il passo passo

Acqua:
Si potrebbe usare – previa filtratura e bollitura per almeno 10 minuti – della pura e vera acqua distillata (quella ricavata dalle pareti superiori del freezer), oppure dell’acqua oligominerale a bassissimo residuo fisso (ho trovata la Lauretana, da Naturasì, a 14 mg/lt), comunque sotto a 50 mg/lt.
Non mi sono fidata dell’acqua demineralizzata del super, visto che c’è scritto di non usare per scopi cosmetici..

Oleolito alla lavanda/rosmarino in olio di riso:
volevo dare una nota profumata al mio struccante, visto che non mi va di aggiungere olii essenziali. Considerare comunque che è sempre meglio utilizzare olii spremuti a freddo e sceglierne uno con basso grado di irrancidimento (tabella da Angolo di Lola)

Glicerolo:
si trova in farmacia.
Con il termine glicerolo si intende esclusivamente la sostanza pura, mentre in commercio si trova sotto forma di derivati, quali ad esempio la glicerina, che ne contiene il 95% (fonte Wikipedia). Potremo usare l’uno o l’altra.

Olio di ricino:
si trova in farmacia.
Ha delle proprietà di rinforzo delle ciglia

Eos detergente base:
ho scelto questo delicato prodotto per il suo inci tutto verde (di solito controllo su biodizionario o su skindeep)
L’ho trovato in farmacia, ma ho dovuto prenotarlo. E’ arrivato in un giorno..
Questo detergente rende lo struccante molto efficace e, grazie alla sua delicatezza e allo “zic” minimo di prodotto usato nei 100 grammi, non ho assolutamente avvertito irritazioni pur avendolo mandato negli occhi.
Procedimento fotografico:
  
Non dovrete far altro che utilizzare una bilancia abbastanza precisa e/o un contenitore graduato e inserire in successione l’olio, l’acqua, il glicerolo, l’olio di ricino, e infine il detergente.
Ogni volta dare una mescolatina fra una immissione e l’altra.
Eventualmente per mescolare meglio utilizzare un aerolatte, e comunque – visto che il prodotto è bifasico (le due componenti acquosa e oleosa tenderanno a ridividersi perché non c’è un emulsionante) si dovrà dare una bella agitatina ogni volta che lo useremo.
Ora non ci spetta che versare il nostro struccante nel contenitore sterilizzato e riporlo in frigorifero.
Utilizzo:
Mi ci sono volutamente inondata il viso facendo poca attenzione e mandandolo negli occhi..
Occhi appannati, naturalmente (quindi evitate!!!), ma pizzicore: NIENTE DI NIENTE!!!
Poi potrete toglierlo dandovi prima una bella sciacquata con acqua tiepida, poi con del tonico con i soliti dischetti struccanti o con uno straccetto delicatissimo di microfibra o di origine naturale (sempre da Naturasì, ho trovato un panno per la casa delicatissimo di origine naturale di bambù; l’ho tagliato in 4 parti e lo uso a questo scopo. Fra un utilizzo e l’altro, lavo lo straccetto con il sapone che sto imparando a fare, e lo stendo in bagno ad asciugare).

***Nota:consiglio di non usare assolutamente infusi che andrebbero incontro ad ossidazione, pur se conservati..
Ecco un video per avere una ulteriore traccia di come fare il vostro struccante, delicato ma efficace.

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).

Fonte 22.IX.2013
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COSMETICANDO, casa e persona

Crema gel pulizia bagno

Della serie: bagno e non solo … il mio PULIGEL!!!
Ed eccomi qui con un’altra idea risparmiosa: una crema gel per la pulizia del bagno. In fondo trovate un mio procedimento velocizzato e le dosi per il sapone autoprodotto, oltre a quelle per il sapone comprato.

Totale: 1 euro circa… e sappiamo cosa c’è dentro!!!
Ho cercato di interpretare al meglio gli appunti suggeriti da Barbara (simpatica docente del corso di Cosmesi/saponi faidate conosciuta alla Upter di Roma) per questa preparazione presa dal sito “La Regina del Sapone”.
Ho rivisitato la ricetta chiamando questa crema PULIGEL-BAGNO perché la userò a questo scopo, ma questa pasta pulitutto è adatta anche per altri usi e potrete farci … “faville” (a seconda della durezza dell’acqua della vostra zona, potrete anche lavarci piatti, panni, pretrattare macchie, ecc.).
Non avendo a disposizione “mastellette” molto grandi per conservarla, ho fatto una dose ridotta, ho ricalcolato tutto in grammi (anche se la ricetta era espressa in grammi e millilitri), e il risultato è questo:
40 g sapone grattugiato acquistato, possibilmente puro marsiglia
400 g acqua demineralizzata
200 g bicarbonato di soda
40 g soda solvay bella asciutta (se fosse “impaccata” per l’umidità, passarla nel macinacaffè)
4 g detergente piatti possibilmente ecologico (mi dicono che Winni’s, sia una buona marca)
2 g olio essenziale a scelta – facoltativo (40 gocce di limone, menta, tea-tree, circa 2 ml)
Ho ricavato circa 600 grammi di prodotto finito.
Costi all’incirca per :

  • sapone: in questo caso avevo già in casa una di quelle saponettine naturali ai cereali, che chissà chi mi ha regalato, e ho usato quella – € 0,00
  • ho utilizzato l’acqua demineralizzata del mio condizionatore – € 0,00
  • il bicarbonato è quello economico di TuoDì a 59 cent per 500 gr, (in foto lo vedete versato nel contenitore Solvay) – 24 centesimi
  • soda solvay, 2,30/Kg – 10 centesimi
  • detergente piatti – avevo un comunissimo detergente piatti (Sole) a circa 85 cent per 1 lt. – 1/2 centesimo circa.
  • Olio essenziale tea-tree-oil, 17 euro per 50 ml – 68 centesimi (questo olio essenziale, relativamente “poco costoso”, esplica un’azione antisettica, ma la prossima volta direi che – volendo risparmiare – si potrebbe anche omettere)

In serata ho messo il sapone, grattugiato con la mandolina, nell’acqua a temperatura ambiente e ho fatto riposare per un paio d’ore


Passato il tempo, ho trovato acqua e sapone ammassati insieme.
Prima di andare a dormire ho fatto bollire a fuoco lento, e si è riliquefatto tutto (a questo punto, forse avrei potuto evitare, ma ho voluto filtrare con un passino i pezzettini di cereali della saponetta).
Ho poi lasciato coperto fino al mattino presto.
Forse le ore di riposo sono state poche, perché il sapone avrebbe dovuto indurirsi in superficie.
Al mattino invece ho trovato il sapone ancora liquido (se avessi trovato la superficie indurita, come mi aspettavo, avrei dovuto “spaccare” con un cucchiaio detta superficie e dare qualche colpo di minipimer)..
Ho aggiunto ugualmente metà del bicarbonato
Ho mescolato e poi frullato un po’ col minipimer (ne ho comprato uno in offerta al Conad a 10 euro e lo terrò solo per questi esperimenti e per i miei futuri saponi).



Sempre mescolando fra un inserimento e l’altro, ho aggiunto le 40 gocce di tea-tree-oil, i 4 grammi di detergente piatti, il resto del bicarbonato, la soda (il prodotto si scalderà, non preoccupatevi, è normale).




Ultima frullatina, fino a rendere bello spumoso il composto e ho poi versato nel contenitore (dovrà essere a imboccatura larga per poterlo prelevare agevolmente con una spatolina o una spugnetta pulita).


Ho etichettato e datato

Si conserva abbastanza a lungo, grazie all’azione antibatterica dei componenti, ma per le prime volte, vi consiglio di regolarvi come me, facendone una dose ridotta.
Nota importante
Durante la preparazione,
ricordatevi di non respirare le polverine che si alzeranno se doveste usare il macinacaffè,
fate attenzione ad eventuali schizzi negli occhi,
se ci riuscite proteggete le mani con dei guanti da cucina…
e
buone pulizie economiche!
Risultati:
ho provato la pasta pulente sui sanitari con una spugnetta di quelle verdi rasposette, ed è venuto tutto benissimo.
Per le pulizie di tutti i giorni (anche per lucidare l’argenteria, pretrattate le macchie, ecc.), quindi: ottima .. e promossa!
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Procedimento facilitato: funziona ugualmente!!!

Ho provato di nuovo questo ottimo prodotto per la pulizia, velocizzando il procedimento.
Se gli ingredienti problematici della ricetta (parlo naturalmente del sapone e della soda Solvay) sono tutti ben polverizzati  è possibile inserire prima tutte le polveri e poi gradualmente l’acqua e il resto in un’unica soluzione. Se avete il bimby, potete lavorare col turbo dell’apparecchio, altrimenti col solito mixer. Il prodotto potrebbe sembrarvi inizialmente molto più fluido di quello che vedete in foto, ma per il giorno dopo si solidificherà.
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Replicato il 5 novembre 2017 con le dosi per il sapone autoprodotto.

per il logo ringrazio la mia amica Martina

Col sapone autoprodotto il procedimento è lo stesso, ma le dosi – leggermente variate – sono quelle sotto (approvate qui da La Regina del Sapone):
Ingredienti per 750 grammi di prodotto finale:
50 gr sapone autoprodotto (ricetta nr. 5 del libro de La Regina del Sapone)
400 gr acqua demineralizzata
250 gr bicarbonato di sodio
50 gr soda Solvay
5 gr detergente piatti
2 gr olio essenziale (tea tree o menta/limone)

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare prodotti vari per la casa, un piccolo consiglio è quello di scegliere detersivi garantiti da certificazioni come :

  • Ecolabel: Questa certificazione europea attesta che il prodotto rispetta elevati standard ambientali lungo tutto il ciclo di vita, dalla produzione allo smaltimento. 
  • Eco Bio Detergenza (ICEA): Certifica detergenti per la casa e il bucato che utilizzano ingredienti biologici e sostanze naturali, con un basso impatto ambientale e buona dermocompatibilità, secondo ICEA. 
  • Detergenza Pulita AIAB: Questa certificazione, specifica per i prodotti per la pulizia, garantisce l’efficacia e la compatibilità con la pelle, oltre al rispetto dell’ambiente, secondo Pensoinverde
  • Prodotti Viviverde Coop: Questa linea di prodotti, oltre a essere certificata, utilizza confezioni riciclabili e riduce l’impiego di plastica. 
  • Detersivi in fogli: Una valida alternativa ecologica, spesso venduti in confezioni eco-compatibili e con una maggiore durata, secondo Mangrovia.

Anche gli ormai noti prodotti “refill” o alla “spina” vengono in nostro aiuto!

Oltre a queste certificazioni, è importante cercare detersivi che non contengano ingredienti dannosi come fosfati, cloro, ammoniaca, solventi, coloranti e profumi sintetici. 

Fonte 16.XI.2013

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COSMETICANDO, casa e persona

Tonico all'acqua di rose

Nei miei primissimi tentativi di spignatto ho preparato questo tonico all’acqua di rose, per regalarlo in occasione di un incontro con la sfilza di sorelle che mi ritrovo.
Ho voluto lasciare questo prodotto fra gli articoli pubblicati, purtroppo però ho imparato presto che questi infusi da erbe fresche o secche si ossidano nel giro di poche ore, né aggiungendo conservanti si elimina il problema.
Pertanto, solo se siete stoici, potrete preparare questa tipologia di tonico ogni giorno e tenerlo in frigorifero.
Io ad esempio, a periodi, non rinuncio a questo fantastico tonico alla Vitamina C senza conservanti, ripetendolo ogni 3 giorni.
In alternativa, meglio rivolgersi ad altri prodotti, magari usando conservanti approvati Ecocert!
Ho preso lo spunto dal sito di Lalla di Magica Natura, e ho quintuplicato la dose (siamo veramente tante).
Per una dose di 350-400 grammi di prodotto finito (in cosmesi faidate è uso esprimersi in grammi e devo dire che mi trovo bene), ho portato a bollore 500 grammi di acqua a basso residuo (io uso Lauretana: non metto certo l’acqua demineralizzata del ferro da stiro sul viso!)
Ho immerso nel pentolino 50 g di bocciolini secchi di rosa rossa damascena, ho spento la fiamma, coperto e aspettato fino a completo raffreddamento.
Ho strizzato per bene la poltiglia di roselline con uno schiacciapatate, raccogliendo prima il liquido in una ciotola, e poi ho travasato tutto in una bottiglia scura di vetro, filtrando questa volta con uno scottex.
Ho aggiunto ora 2 cucchiaini piccoli di aceto di mele (io ho messo dell’acetolito, un preparato a base di aceto di mele, capolini di camomilla e fiori secchi di lavanda, lasciato a macerare per 40 giorni).
Ho etichettato e il mio tonico alle rose è pronto per essere utilizzato dopo la detersione accurata del viso.
Ottimo rinfrescante, rassodante e soprattutto economico!!!!
Ah.. dimenticavo, nel macerato – insieme ai bocciolini di rosa – ho aggiunto anche un petalo di karkadè per avere un bel colore rosato.

Per i costi
… se non ricordo male, ma non ho più scontrini, mi sembra di aver pagato 1 etto di bocciolini intorno ai 7 euro.
L’acqua che compro sta sugli 80 cent. per 1 lt e mezzo, ma potete comprarne una qualsiasi che stia al di sotto dei 50 mg/lt di residuo fisso (mi sembra che S.Anna rientri nei parametri, controllate).
Le altre cose sono inserite in misura minima quindi non le considero.
In conclusione, 400 gr di questa “acqua/tonico” mi è costata intorno a € 3,80

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Per chi, sensibile ai problemi ambientali, non vuole/può autoprodurre, ma vuol continuare ad acquistare cosmetici o prodotti vari per la casa e la persona, un piccolo consiglio è quello di consultare il famigerato INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients).
Qui sotto due siti dei quali mi avvalgo per la consultazione:
– ewg.org/skindeep/
– biodizionario.it
Quindi, attenzione ai numeri e ai colori degli scores (equivalenti di un semaforo dal verde, al giallo, al rosso, dove naturalmente il verde è il migliore) e all’ordine di inserimento delle varie sostanze nel prodotto (più sostanze con inci verde troverete ai primi posti, meglio sarà; come per gli alimenti, gli ingredienti scritti per primi sono contenuti in dosi maggiori!).
Fonte 19.XI.2013